Ci mancavano solo il Pil e la crescita zero. Insieme al nuovo record del debito pubblico. Sembra proprio che questa calda estate 2016 (calda politicamente, non troppo dal punto di vista metereologico) porti soltanto brutte notizie per il presidente del Consiglio. L’allarme terrorismo, l’emergenza immigrazione clandestina, la Brexit e ora la mazzata dell’Istat. Il tutto con le divisioni profonde nel Partito Democratico e Silvio Berlusconi che questa volta sembra proprio intenzionato a non aiutare il premier nonostante le pressioni del ‘partito di Mediaset’. Insomma, il cammino verso il decisivo referendum istituzionale sulle riforme si fa sempre più difficile per Matteo Renzi. Il leader del Pd sta cercando in tutti i modi di spersonalizzare il voto, dopo aver detto che se perde va a casa, ma a questo punto la frittata è fatta. E tornare indietro è impossibile. Fino ad oggi l’economia – con la promessa della riforma delle pensioni e del nuovo taglio delle tasse – era l’ultima spiaggia per il presidente del Consiglio.
Ora, con la doccia fredda arrivata dall’Istat che spunta anche le armi della maggiore flessibilità chiesta all’Unione europea, si mette davvero male. Il referendum, anche se il governo sta tentando in tutti i modi di posticipare la data, si dovrà tenere per forza entro la fine di novembre. E Renzi, visto che non è previsto il quorum (a differenza delle trivelle), dovrà trovare almeno 16 milioni di sì. Pena un ko che potrebbe portarlo fuori di scena. Per sempre. I sondaggi usciti finora, anche se mancano molte settimane all’apertura delle urne, non sono positivi per il fronte del sì. E le poche concessioni della maggioranza renziana del Pd a modificare l’Italicum stanno spingendo la sinistra interna, Bersani e Speranza compresi, verso il no. Non solo. Berlusconi e Parisi non hanno alcuna intenzione di venire in soccorso di Renzi, malgrado i nostalgici del Patto del Nazareno come Gianni Letta e Fedele Confalonieri, perché sperano di poter entrare in un governo di larghe intese dopo la vittoria del no. Perfino Angelino Alfano ha fiutato l’aria che tira e sta cercando di smarcarsi dal premier e con lui anche l’ex uomo forte delle tessere della Margherita Dario Franceschini. Insomma, per il presidente del Consiglio le cose non vanno affatto bene. E dopo i dati Istat su Pil e debito pubblico le voci di un nuovo esecutivo (e un nuovo premier) tornano più forti di prima.

