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Politica

di Angelo Maria Perrino

Ero stato facile profeta nel definire la condanna in Cassazione di Silvio Berlusconi una "iattura per il Paese". Del resto non ci voleva Einstein per capirlo. I fatti si sono incaricati di darmi ragione, come si vede tutti i giorni dai rantoli della "strana maggioranza", Pd-Pdl, l'unica possibile, l'unica con numeri sufficienti in Parlamento per gestire una nazione in grave crisi economica, politica, istituzionale. L'unica in grado di concordare delle riforme e farle approvare.

E invece... e invece, sotto i colpi degli intransigenti a intermittenza, celebriamo un funerale politico che, come un incendio, si propaga da Silvio Berlusconi all'intero sistema.

Non poteva agire, in chi detiene il Potere, oltre al buon senso e al pragmatismo, una sorta di ragion di Stato in base alla quale, coraggiosamente e per l'interesse superiore della governabilità, la sentenza fosse stata in qualche modo rimandata?

Ci voleva, come avevo scritto, un periodo di decantazione generale, di raccoglimento e di esame di coscienza nazionale. E in questo senso la soluzione faticosamente inventata da Giorgio Napolitano con il governo Letta-Alfano era davvero miracolosa. Anche per acciuffare e cavalcare i barlumi di ripresa che si intravvedono in Occidente dopo anni di recessione.

Ma vittime di una sorta di "cupio dissolvi" masochistico, abbiamo fatto saltare il banco, dimostrando in tal modo che in cima ai nostri pensieri non c'è l'interesse superiore del Paese ma l'ossessione verso un uomo, Silvio Berlusconi, che turba i nostri sonni e che abbiamo individuato come la causa di tutti i nostri mali. Vada a casa Berlusconi, e sia! Ma dopo? Chi e con quali voti sarà in grado di gestire la fase complessa che va ad aprirsi? La sensazione è che si proceda alla giornata, senza un'idea, né una strategia, nella logica del tanto peggio tanto meglio, tra lazzi e sberleffi di un opinionismo miope e incistato nel Palazzo, quindi incapace di avvertire e segnalare il baratro verso il quale siamo lanciati.

Scrivo da Parigi, dove il presidente Hollande ha appena convocato tutti i ministri per approntare un piano di rilancio esteso al 2025 per "restituire alla Francia il suo rango".

E noi? Risse e ditate negli occhi in un eterno infantilismo, accecati dall'ideologia che, come diceva il grande sociologo francese Raimond Aron, è inversamente proporzionale alla politica. Povera Italia....


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