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Preferenze versus nominati

Le preferenze producono voto di scambio

Preferenze versus nominati
calderoli ape

Il popolo è spesso ingannato dalla moda della diceria politica e così se non si svolge un’analisi approfondita si cade vittima di ingenuità ed errori.

Una di queste ingenuità è quella pensare che la preferenza in sé sia salvifica, etica e ridia il potere al popolo sovrano.

In realtà la questione è un po’ più complessa.

Le preferenze sono legate -anche se non esclusivamente- al sistema elettorale proporzionale (più “giusto” ma che rende il quadro politico poco governabile) mentre le liste bloccate sono tipiche del sistema maggioritario (meno “giusto” ma che rende il quadro politico più stabile grazie ad “premio”).

Qui l’aggettivo “giusto” è riferito alla reale rappresentatività del meccanismo di conversione delle preferenze degli elettori in seggi parlamentari cioè al passaggio dal potere politico a quello istituzionale.

In Italia dal 1946 al 1991 per le elezioni politiche c’è stato un sistema proporzionale che permetteva di esprimere fino a quattro preferenze; successivamente le preferenze furono ridotte ad una sola in un proporzionale utilizzato una sola volta nel 1991. Successivamente nel 1994, sull’ onda emotiva di Mani Pulite, fu adottato un sistema misto maggioritario-proporzionale (Mattarellum) che prevedeva il 75% dei seggi assegnati con il maggioritario (collegi uninominali) e il 25% con il proporzionale (liste bloccate). In seguito fallì un tentativo referendario di abolire anche la residua componente proporzionale (e le relative liste bloccate).

Relativamente recente è stato poi nel 2005 un sistema ideato dal leghista Calderoli a liste completamente bloccate (Porcellum) che è durato fino all’ultima legislatura del 2013 (poi dichiarato incostituzionale) prima del varo dell’Italicum che probabilmente non vedrà mai la luce.

In realtà le preferenze sono servite nella Prima Repubblica come voto di scambio (ora reato) e quindi non sono intrinsecamente più “etiche” delle liste bloccate, anzi.

Le preferenze scatenano una vera e propria competizione interna ai candidati dello stesso partito che fanno di tutto pur di accaparrarsi elettori mentre nel caso delle liste bloccate è il leader del partito a comporre le liste e quindi vi sono meno possibilità di corruzione perché è determinante solo il rapporto candidato/leader; se poi vi è un meccanismo a primarie questo problema viene ulteriormente ridimenzionato.

Per questo parlare di “preferenze” come sinonimo immediato di rapporto etico democratico con gli elettori non è pienamente corretto. Eppure sui media e quindi nella opinione pubblica vige l’idea che la preferenza garantirebbe non solo un maggior potere del popolo (e questo potrebbe essere vero) ma anche una maggiore “eticità” e questo elemento si è mostrato palesemente falso per via del facile voto di scambio.