Legge elettorale, il Senato licenzia la nuova legge elettorale. Il testo torna alla Camera
Il Senato ha approvato il 15 settembre, con modificazioni, il disegno di legge sulle “Disposizioni in materia di elezioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica”, primo firmatario Galeazzo Bignami, già passato a Montecitorio. Il testo ora torna alla Camera per la terza lettura: dentro c’è l’impianto di un sistema elettorale completamente nuovo.
Il cuore della riforma è il premio di governabilità. Settanta seggi alla Camera e trentacinque al Senato vengono messi da parte e assegnati alla lista singola o alla coalizione che ottiene il maggior numero di voti validi a livello nazionale in entrambe le Camere e che superi la soglia del 42 per cento in ciascuna di esse. Il premio non è illimitato: la lista o coalizione premiata non può comunque superare i 220 seggi alla Camera e i 113 al Senato, esclusi quelli della circoscrizione Estero. Se le verifiche danno esito negativo, il riparto resta interamente proporzionale.
La seconda novità è strutturale: spariscono i collegi uninominali su tutto il territorio nazionale. Restano in piedi soltanto in Valle d’Aosta — costituita in un unico collegio uninominale — e in Trentino-Alto Adige, dove sopravvivono sei collegi uninominali accanto alla quota proporzionale. Altrove si vota con liste circoscrizionali nei collegi plurinominali.
Cambia anche la scheda in mano all’elettore. Il capolista resta bloccato, ma sotto di lui si potranno esprimere fino a tre preferenze, con un vincolo di alternanza: la seconda e la terza devono riguardare candidati di sesso diverso, pena l’annullamento. I candidati, capolista compreso, vanno collocati in ordine alternato di genere, e le pluricandidature sono ammesse in non più di cinque collegi plurinominali. All’atto del deposito del contrassegno i partiti devono inoltre indicare il nome della persona proposta per l’incarico di Presidente del Consiglio, con una clausola di salvaguardia esplicita per le prerogative del Capo dello Stato previste dall’articolo 92 della Costituzione e per il divieto di vincolo di mandato dell’articolo 67.
Sulle soglie, le liste coalizzate concorrono al riparto se raggiungono il 3 per cento su base nazionale, con la deroga del 20 per cento regionale per le minoranze linguistiche riconosciute e il recupero della migliore lista sotto soglia all’interno di ogni coalizione. Si alza invece sensibilmente il muro d’ingresso per i nuovi soggetti politici: le firme necessarie per presentare le liste passano da 1.500-2.000 a 6.000-7.000, con esenzione per i partiti che abbiano un gruppo o una componente in almeno una delle due Camere.
Non c’è solo il sistema di voto. Il provvedimento introduce il voto fuori sede per studenti, lavoratori domiciliati da almeno nove mesi in un’altra regione, malati in cura lontano da casa e caregiver familiari, valido per politiche, europee e referendum. E riscrive il voto all’estero: ripartizioni ridotte, elezione del Senato su un’unica circoscrizione Estero, un tagliando antifrode con codice alfanumerico a lettura ottica abbinato a ogni scheda e pene per i brogli innalzate da due a cinque anni. Il costo dell’operazione: 24 milioni per il 2027 e mezzo milione l’anno dal 2028. Affaritaliani è in grado di pubblicare il documento in anteprima.


