Andrea Orlando lo ha detto chiaramente: se il 30 aprile votano meno di due milioni di persone sarà un flop e il Partito Democratico uscirà indebolito dai gazebo. Ed è proprio due milioni la cifra chiave per capire come finirà la sfida per la segreteria del Pd, una battaglia a cui guarda tutto il mondo politico, non solo italiano ma anche europeo.
Secondo i calcoli e le previsioni che vengono fatti nelle tre le mozioni in campo, se l’affluenza sarà inferiore ai due milioni Renzi non avrà grossi problemi a superare la soglia del 50% (anche se nel voto popolare dovrebbe risultare più indietro rispetto alla consultazione tra gli iscritti) vincendo così direttamente domenica 30 aprile.
Se invece la partecipazione popolare superasse quota due milioni di votanti – ecco spiegate le parole del Guardasigilli di oggi – a quel punto il segretario uscente inzierebbe a preoccuparsi perché, secondo le stime ufficiose, Orlando ed Emiliano insieme potrebbero superare il 50% (le probabilità sono direttamente proporzionali all’aumento dell’affluenza ai gazebo) rovinando così la festa a Renzi. Se così fosse il segretario verrebbe scelto dai delegati in una sorta di ballottaggio-secondo turno in Assemblea Nazionale.
E, rigorosamente off the record, dal fronte Orlando e da quello Emiliano si moltiplicano le fonti che parlano di un’intesa per portare il secondo classificato, con l’appoggio del terzo, alla guida del Pd. Ecco perché Maria Elena Boschi ha attaccato Emiliano parlando di risultato “deludente” nei circoli. E il segno che tra i renziani cresce il nervosismo. Infatti l’ex premier limita le uscite pubbliche proprio per tenere il più bassa possibile l’affluenza ai gazebo domenica 30 aprile.
