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Politica

di Antonino D'Anna

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La candidatura di Romano Prodi alla presidenza della Repubblica non avrebbe entusiasmato molto Oltretevere. Anzi. Spiegano ad Affaritaliani: “Prodi è quello che si è definito cattolico adulto insieme alla Bindi (ai tempi del referendum sulla procreazione assistita del 2005, quando entrò in attrito con il cardinale Camillo Ruini, N.d.R.) e chiaramente sarebbe meno avvicinabile, mettiamola così, rispetto ad un altro candidato che riuscirebbe più gradito”. E chi sarebbe questo candidato? “Massimo D'Alema”, è la risposta.

D'ALEMA E L'OPUS DEI- Già, Baffino. Che piacerebbe a tanti, al di là del Tevere. Anche se non credente, l'ex ministro degli Esteri e già candidato al Quirinale ha sempre mantenuto, negli anni, buoni rapporti col mondo cattolico. Non è un caso se, alla canonizzazione di San Josemaria Escrivà il 6 ottobre 2002, l'allora presidente dei DS fosse in prima fila. E che parole di omaggio alla Chiesa Cattolica! “Questa canonizzazione è un grandissimo evento che non può passare inosservato. Ho accettato l’invito per questo motivo e non solo. Sono qui, infatti, anche per il rispetto che si deve alla Chiesa cattolica, alle sue istituzioni, alla sua storia, ai suoi testimoni:, ai suoi simboli: ed il nuovo santo Josemaría Escrivá è certamente uno di questi”. E ancora: “La Chiesa credo che possa insegnare tanto. Qui, la cosa che colpisce di più è la forza, la coesione, la forza di convinzione, la forza della fede, la capacità di ramificarsi nella società che ha la Chiesa in tutte le sue espressioni, nei suoi movimenti, nei suoi uomini e nelle due donne. La Chiesa cattolica è, indubbiamente, il grande fatto del nostro tempo con cui ci si deve misurare. Tutti devono sentirsi chiamati a farlo. Anche chi è impegnato in politica”. A proposito: nel maggio 2010 D'Alema va alla presentazione del libro di Gaetano Quagliariello (PDL) "La persona, il popolo, la libertà", e dice chiaramente che: "la Chiesa è una risorsa straordinaria di questo paese e guai se in un paese così fragile come l’Italia la religione cattolica fosse compressa e schiacciata nella sfera privata". Parole che - per fare un esempio - starebbero benissimo in bocca a Benedetto XVI, che ha sempre paventato proprio questo, la riduzione della religione a semplice fatto personale. Ma se questo accadesse, disse allora D'Alema, ne deriverebbe "un pauroso impoverimento degli elementi coesivi della società italiana”. “Il patrimonio etico, il valore della fede", aggiunse: "sono essenziali per il nostro paese e la Chiesa in questi anni ha saputo anche aprirsi e adattarsi alla modernità".

PRODI CADDE SU RUINI, MA...- Parole ben diverse rispetto a: “Sul referendum sono un cattolico adulto e andrò a votare. Mi sento tranquillo, sui valori, non abbiamo da imparare da nessuno”, che nel marzo 2005 Prodi aveva pronunciato in risposta al suggerimento venuto dalla CEI allora presieduta dal buon parroco che nel '69 aveva celebrato il matrimonio di Romano con sua moglie Flavia: Camillo Ruini. Il buon parroco, divenuto nel frattempo presidente dei vescovi italiani, aveva detto con chiarezza che davanti al referendum sulla Legge 40 sarebbe stato meglio, per un cattolico, praticare l'astensione. E Prodi, al tempo leader dell'Unione e in seguito presidente del Consiglio, non volle sentire ragioni. Cattolico adulto, punto e basta. E amarezza, tanta. Nel 2007 Prodi parla con “La Croix”, importante giornale cattolico francese, e sbrocca: “Dissi di essere un cattolico adulto. La frase non mi è stata mai perdonata. Con la presidenza della Conferenza episcopale, ho avuto l'impressione di scontrarmi con un'opposizione politica”. Ma nell'agosto 2012 semberebbe esserci stato un riavvicinamento. Quando, come ricorda “Il Giornale”, al termine delle esequie di Linda Lusetti, catechista della signora prodi e amica intima di Ruini e della sorella del cardinale Donata, Prodi e signora hanno atteso Ruini per un breve ma cordiale saluto e colloquio.

Sempre meglio, peraltro, di quanto toccato al povero D'Alema, che 24 ore dopo le dichiarazioni su Escrivà e la Chiesa, si beccò una dura lettera di reprimenda pubblicata dall'Unità e firmata da Gianni Vattimo e Paolo Flores d'Arcais. Lettera nella quale la presenza di Baffino alla beatificazione del fondatore dell'Opus Dei parve ai mittenti: “incresciosa”. Ad ogni buon conto, nel caso di Prodi l'impressione del referendum del 2005 sarebbe rimasta. E non sarebbero pochi i vescovi rimasti scottati a quel tempo. Nel caso in cui Romano non dovesse farcela, Massimo potrebbe contare su un gradimento, diciamo, "extraparlamentare".

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