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Quando Romiti disse: Matteo Renzi tornerà leader, Adesso Fassino in Europa

Renzi in versione DC vince tutto

 

Bisogna dare ragione a quanti lo avevano predetto nel dicembre scorso, dopo la sconfitta al referendum costituzionale, primo fra tutti uno dei pochi, autentici poteri forti che il paese ha avuto insieme al patron di Mediobanca Enrico Cuccia: “Renzi ē troppo giovane, avrà presto un’altra chance”, profetizzó Cesare Romiti rendendo subito chiaro a tutti che, la macchina per far rimontare in sella il Toscano sarebbe partita immediatamente, stavolta senza sbagli o sbavature. Cinque mesi sono bastati per ricostruire l’immagine di Matteo Renzi depurandola da quell’essenza di arrogance che aveva impensierito l’Italia, rimasta ineluttabilmente, malgrado la rivoluzione liberal (purtroppo implosa, ormai frantumata) di Silvio Berlusconi o il ribellismo a tratti scomposto ma genuino del movimento grillino, un paese a fisiologica vocazione democristiana. Come disse qualcuno di importante a Botteghe Oscure in piena tempesta giudiziaria di Mani Pulite, la DC scomparirå ma non spariranno mai i democristiani.

Ecco dunque che per tornare sovrano assoluto del partito, proclamato oggi segretario al Marriott di Fiumicino – scenografia essenziale, rassicurante da tranquilla domenica di maggio- dall’assemblea del Pd, a Renzi non é servito altro che mostrarsi alla fine per ciò che ē: un giovane, simpatico democristiano che fonda il suo programma di governo (eh sí perchē dopo la legittimazione del voto di 2 milioni di cittadini alle primarie, adesso Matteo vuole andare giustamente alle elezioni) su tre parole italianissime, casa, lavoro e mamme. Neanche fosse appena uscito da una delle tante “case degli italiani” alle prese con il pranzo domenicale – lasagne e pastarelle, com’è bello fare festa da Trieste in giú, canterebbe Raffaella Carrá-Renzi non fa che usare la sua arma migliore qui in assemblea fra noi giornalisti che lo vorremmo per una battuta, i delegati festanti ed i suoi fedelissimi in evidente visibilio.

Che fa? Sorride e ringrazia, grazie di esservi messi in cammino con noi 5 mesi fa, non temete per il vostro futuro o per i vostri risparmi: io ci sono, non faró prigionieri, prometto di essere meno “autonomo” nelle mie decisioni condividendo tutto con tutti come si fa nelle migliori famiglie italiane dove si mangia, si litiga, magari ci si accoltella fra parenti serpenti poi alla fine si fa pace e si taglia la crostata stappando uno spumante. Non poteva che andare così, Romiti lo aveva detto. “Renzi ha dimostrato di voler fare, avrà modo di essere messo ancora alla prova”. Non poteva che andare così per tanti motivi. Innanzitutto, i poteri forti dal dicembre scorso ad oggi non hanno cambiato cavallo, contrariamente a quanto si sosteneva nei salotti intellettuali di stampo radicale e chic.

Paolo Gentiloni ē stato ed ē sicuramente un ottimo premier, abile, leale, riservato, rassicurante. Tanto bravo che qualcuno, dalle parti dell’Ingegner Carlo De Benedetti, un pensierino ce lo aveva anche fatto. Ma trasformare un presidente del consiglio di transizione in uno statista da candidare alle elezioni non é impresa facile. Più semplice in soli 5 mesi rimettere mano ad un cavallo di razza – imbizzarrito quanto vuoi ma uno che “buca” lo schermo comunque – come Renzi ripartendo dal suo splendido discorso di “addio” dopo la sconfitta al referendum, parole finalmente umili, non sappiamo quanto “fintamente”, di certo efficaci su quel popolo di italiani che non vogliono essere troppo destabilizzati, ambiscono appunto a tre cose fondamentali: la casa, il lavoro e la mamma che sta per famiglia, affetti, figli.

La Ćonfindustria di Vincenzo Boccia, le grandi banche, gli editori come Urbano Cairo proprietario del Corriere della sera, di un mucchio di periodici o radio tv, le assicurazioni, ma anche le ex partecipazioni statali come i colossi Eni, ENEL, Poste, stanno ancora tutti dalla parte di Renzi che nella versione edulcorata dal narcisismo rimane giovane, sapiente, spendibilissimo anche all’estero. Che Renzi sarebbe uscito dalle primarie vincitore assoluto novello padrone d’Italia nello status “piezz’e core” lo si era capito quando Gentiloni aveva riconfermato in blocco le nomine pubbliche, mantenendo al suo posto non solo Descalzi, ad Eni ma anche la presidentessa Emma Marcegaglia, una che nei giri giusti conta, eccome.

Che dall’assemblea Pd sarebbe venuto fuori un segretario-leader forte poi io l’ho capito sentendo proprio Cairo che sul renzismo non era stato mai tenero in passato. Ebbene, Urbano, uno che nei prossimi anni avrà in mano i destini della politica, non ha mancato di far sentire la sua voce nelle sedi appropriate sostenendo, più o meno con le parole di Romiti, che Matteo aveva i titoli per tornare a fare, a dire, ad esprimere una sua Weltashaung ovvero personale visione del mondo. Lo so per esperienza personale che a chi osa basta poco per farsi perdonare.

Anzi, se uno non avesse colpe in un paese democristiano catto-comunista come il nostro, converrebbe costruirsene perchē non c’è nulla di più intrigante del pentimento, siete d’accordo? Solo chi ha peccato, può pentirsi risultando mille volte più credibile di chi ē stato “santo” subito e/o per sempre. Così, all’impetuoso Matteo che era apparso trasgressivo, arrogante, guascone, padre- padrone, é stato sufficiente rivestirsi dopo un bagno di umiltà mostrandosi meno bello e forte e magro di quando era chiamato “Thę Dux” per riconquistare questa nazione fragile sostanzialmente menefreghista e perdonista come l’Italia. Ecco perché bisogna osare o peccare, poi basta niente ed é santificazione certa.

Tutto dimenticato, davvero? Beh, non tutto tutto. Certo che il perimetro renziano resta fissato dai suoi “elettori” (nobili, OF course), certo che se non ē stupido la Rai per ora non la tocca lasciando al suo posto il dg Antonio Campo Dall’Orto che lui vorrebbe tanto cambiare, certo anche che Gentiloni non verrà commissariato, che i vari padri nobili del partito come Piero Fassino o Dario Franceschini avranno qualcosa visto che tanto si sono spesi per Matteo. Certo, lo dice Renzi, rasserenando il clima. Da ragazzo sveglio non gli sfugge che se facesse a Gentiloni ciò che ha fatto ad Enrico Letta dopo avergli detto “stai sereno” la sua aura democristiana verrebbe intaccata a morte.

Sa pure che Fassino si merita di avere quell’incarico europeo di cui si parla perchē ē un brav’uomo ed ha girato in lungo o in largo per la mozione-Renzi malgrado la sua astutissima (e amatissima) moglie Anna Serafini gli avesse confidato dubbi o perplessità sul personaggio; forse Dario Franceschini che si è rifatto una vita con la bellissima e super brava Michela Di Biase, potrebbe addirittura accettare di fare un passo indietro, a patto peró che lady Franceschini – questo lo aggiungiamo noi- entri in un prossimo governo come merita. Ma Fassino no, bisogna premiarlo così come andrebbe recuperato (posto che si faccia recuperare) perfino Massimo D’Alema. Ecco se Matteo riuscisse a far pace con il lider Maximo sarebbe il capolavoro della Balena bianca 2.0.

Magari può tentare un approccio attraverso il senatore Nicola La Torre che oggi in assemblea, a dimostrazione del fatto che le parole “casa, lavoro, mamma” sono azzeccatissime si è portato la moglie Stella Carparelli, una bella rossa di Fasano che ieri in treno insieme a me dalla Puglia leggeva Lidia Ravera parlando affettuosamente dei figli di Massimo & Linda. Perchē in un grande partito come il Pd, ragionava la signora La Torre, le divisioni politiche passano ma i legami familiari restano. Ovvero, Nicola ha “tradito” D’Alema passando con Renzi ma i suoi figli sono ancora amicissimi dei ragazzi di Massimo, come potrebbe essere altrimenti? Ecco caro Renzi, se saprai fare ancor meglio il democristiano tenendo a bada intemperanze o fughe in avanti, il partito, il paese saranno tuoi. Mi direte, che fine faranno gli sfidanti delle primarie Michele Emiliano o Andrea Orlando?

Orlando ha Barbara Pollastrini vicesegretario, Michele ha De Santis. Non che le quote servano nella gestione del potere (chi comanda é sempre il vincitore) ma la partita é apertissima. Più per Emiliano che per Orlando perchē il governatore della Puglia  (che avrebbe voluto Fassino presidente Pd al posto di Matteo Orfini) ha un seguito che cresce in modo preoccupante (termine coniato al Nazareno) ogni giorno di più. Vedremo, intanto, stasera Matteo festeggia. Se fosse un vero furbacchiotto andrebbe alla festa dei 60 di Barbara d’Urso la regina della tv DC come ha scritto con sagacia il Giornale dove si dovrebbe far vedere Sua Emittenza Silvio Berlusconi. Non ci andrà, lo sappiamo. Però le farà gli auguri. Fra democristiani, é un must.