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Politica

Il punto debole di Bersani era la mancanza di incisività e di idee vincenti. In mano a lui il partito si era smacchiato da solo perdendo, non solo l'appeal, ma anche un contenuto graffiante e capace di vincere sulla campagna, peraltro mai realizzata, antisasse del Pdl.
Tutto diverso per i suoi successori, capaci di convincere e di interessare gli elettori. Almeno così pare.
L'8 dicembre si svolgeranno le Primarie del Pd. Tralasciando i candidati minoritari, che esistono solo per contarsi e per poi far pesare le proprie correnti, la sfida avrà due protagonisti. Matteo Renzi e Gianni Cuperlo.

Il sindaco di Firenze ha fatto tanta strada con la sua capacità di suggestionare l'elettorato più largo che si potesse immaginare. La dichiarazione di voto di Briatore è solo l'ultimo esempio di come Renzi vada a pescare sempre più a destra. Ora, però, il tempo della suggestione è terminato. Se convinci tante persone così diverse tra loro vuol dire che hai detto poco. O, almeno, hai detto poco di quelle cose "divisive" che ti portano di qua o di là. Ora Matteo deve scegliere da che parte stare. Altrimenti rischia la caduta nel "manchiamo" di veltroniana memoria che ha portato sì il partito al 33% ma che, poi, si è dissolto nella concretezza delle scelte. Contro l'indulto, ha detto Renzi. Evviva. Questa è una decisione. Ma c'è ancora tanto altro da fare. Manca in Matteo un principio fondante, un'idea da cui il Pd debba ripartire. Un principio, non uno slogan, da cui, poi, sviluppare il partito. Non ci sono più i blocchi sociali tradizionali, c'è la crisi devastante, unica nella storia che viviamo da anni. Cosa deve essere, oggi, il Pd? Non un partito legato al sindacato e alla spesa pubblica. Che rincorre il pensionato o chi il lavoro già ce l'ha. Un Pd che deve avere un punto di partenza e uno di arrivo. Che deve proporre un modello di società fondata su un'idea precisa. Idea assente, però, in Renzi. La comunicazione popolare è suggestiva ma se manca l'anima, alla fine, non funziona e il sindaco deve rendersene conto. Anche perché il suo elettorato, quell'idea, la pretende.

Come, forse, sta facendo Cuperlo. Il suo punto di partenza, ho ascoltato sabato con mio grande stupore, è l'uomo con la sua dignità. Non il lavoro, attenzione. Non l'individuo, come recita la destra. Ma l'uomo. Basta, allora, col partito socialdemocratico.  Questo è un principio vero da cui partire. Da cui sviluppare il partito con le sue declinazioni. È un'idea. Può piacere o non piacere. Ma l'idea c'è. Una società che parta dall'uomo è democratica, nel vero senso del termine. Poi va rappresentata, certo. E, nel nostro mondo di comunicazione, va trasmessa a più persone possibili. Cuperlo in questo latita un po'. Devo dire che lo slogan "bello e democratico" è senz'altro nuovo e accattivante. Peccato che la pesantezza dell'appoggio di D'Alema lo infici un po' e gli tolga quella freschezza che invece serve a un reale rinnovamento. Non trascina le folle Cuperlo, non scalda i cuori. Certamente non piace agli elettori più "moderati". È perdente in questo, rispetto al sindaco. Ma è lui superiore quando spiega il suo modello di società.

Sarà una bella sfida, questa volta. Se Renzi restringe il campo d'azione attorno a un'idea precisa e Cuperlo allarga la sua comunicazione sarà avvincente vederli confrontare. E perché no, magari gestire insieme il partito per il governo che verrà. Per il Paese, prima di tutto.

Adriana Santacroce

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