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Il capo dello Stato non si dimette perché "penso di poter contribuire fino all'ultimo giorno del mio mandato" a trovare una soluzione alla situazione di stallo determinata dalle elezioni politiche. Lo ha spiegato lo stesso capo dello Stato con una comunicazione alla sala stampa alla Vetrata del Palazzo del Quirinale.

"Persistono posizioni diverse sul governo", ha sottolineato il presidente annunciando però che "continuo a esercitare il mio mandato fino all'ultimo giorno come il senso dell'interesse nazionale mi suggerisce". "Non nascondendo al Paese le difficoltà che sto ancora incontrando e ribadendo la mia fiducia nella possibilità di un responsabile superamento della situazione che l'Italia attraversa", ha aggiunto.

Malgrado il capo dello Stato non abbia voluto assolutamente negare la gravità della situazione, ha però inteso rassicurare ancora una volta sulle capacità di tenuta del Paese. "Devo ancora una volta sottolineare l'esigenza che da parte di tutti i soggetti politici si esprima piena consapevolezza della gravità e urgenza dei problemi del Paese", ha detto, per cui serve "un accentuato senso di responsabilità" per formare "un valido governo" in tempi brevi.

Tuttavia, ha ricordato Napolitano introducendo quello che è il vero elemento di novità della giornata odierna, il governo Monti è "operativo" e "tuttora in carica", è "dimissionario ma non sfiduciato dal Parlamento". "Il governo - ha preannunciato - sta per adottare provvedimenti urgenti per l'economia, d'intesa con la Ue e con l'essenziale contributo del nuovo Parlamento attraverso i lavori della commissione speciale presieduta dall'onorevole Giorgetti".

Inoltre, ha aggiunto, "mi accingo a chiedere a due gruppi ristretti di personalità (ecco i nomi), diversi per loro connotazione, di formulare "precise proposte programmatiche oggetto di condivisione su temi di carattere economico e istituzionale". Un quadro che sembra richiamare quanto accaduto un paio di anni fa in Olanda, quando alcuni "esploratori" dei vari partiti si chiusero per giorni in una stanza per trovare le necessarie "compatibilità" sul programma.

La soluzione d'emergenza immaginata dal presidente sembra essere insomma quella che cammina su due gambe: da un lato il governo Monti (mai formalmente sfiduciato, ha ricordato Napolitano) che porta avanti l'ordinaria amministrazione e si impegna ad adempiere a tutte le scadenze politiche ed economiche che il Paese ha davanti a sé; dall'altro due gruppi di "saggi" incaricati di favorire l'individuazione di riforme economiche, ma soprattutto istituzionali per allontare lo spettro di una legge elettorale che anche in caso di elezioni anticipate rischia di riconsegnare una situazione di stallo, senza chiare maggioranze parlamentari.

Il mandato di Napolitano scade a maggio e per metà aprile è attesa la convocazione delle camere in seduta congiunta per l'elezione del suo successore. "Nella prospettiva ormai ravvicinata dell'elezione" del nuovo capo dello Stato, il presidente ha quindi auspicato che questa avvenga con "la più ampia intesa" tra le forze politiche.

In prospettiva restano comunque sempre elezioni anticipate, anche se a questo punto un ritorno alle urne ad ottobre pare più probabile che non a giugno. Ma a quel punto Napolitano non sarà più della partita. Elezioni in autunno (chiede un giornalista)? "Questa questione non mi interessa. Io sono Presidente della Repubblica in pieno semestre bianco. Non mi occupo di problemi che non posso risolvere oggi con le mie funzioni", ha risposto seccamente il capo dello Stato ai giornalisti che lo interrogavano.

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