Quirinale, Mattarella sa che Draghi non negozierà con i partiti
La crisi di governo si è aperta ufficialmente nella terda serata di ieri. Il M5s, al termine di una giornata infinita di riunioni e dibattiti interni ha preso la sua decisione, non voterà la fiducia al Dl Aiuti al Senato e dirà addio alla maggioranza. A Conte non sono bastate le rassicurazioni ricevute da Draghi. Poi toccherà a Mattarella prendere le decisioni per il prossimo futuro. Sul Colle – si legge sul Corriere della Sera – sono ovviamente pronti a qualsiasi ipotesi possa materializzarsi, ma si trincerano dietro un riserbo assoluto. Scelta comprensibile, che rientra nel gioco delle parti, impegnate fino a notte fonda in dure trattative. Che si fondano su un punto fermo, conosciuto da tutti: anche per Mattarella questo è l’ultimo governo della legislatura. E, considerato che è stato lui a tenerlo a battesimo come estrema risorsa per affrontare le emergenze del Paese, ne è stato a tratti il Lord Protettore.
Ha fatto bene o male Conte a smarcarsi da Draghi? VOTA
Ora toccherà a Draghi – prosegue il Corriere – decidere il da farsi, ma l’ex Bce ha già fatto sapere che non intende imbarcarsi in una catena infinita di negoziati, tra diktat e ultimatum, per garantirsi la sopravvivenza politica sino alla fine della legislatura. Si può solo dare per possibile che, nell’ipotesi di un Draghi azzoppato dalla prova della fiducia a Palazzo Madama, il presidente lo rinvii alle Camere. Ma non come prova d’appello della coalizione per ricucire in extremis un tessuto che sia stato appena strappato, quanto per costringere i partiti ad assumersi solennemente le proprie responsabilità davanti al Paese. Esprimendo pubblicamente le rispettive posizioni, senza i mascheramenti tattici e i rilanci continui cui abbiamo assistito.



