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Nel 2015 Re Giorgio si dimette. Quattro in corsa, Prodi non c’è

INSIGHT – Si scalda la corsa al Quirinale. Se le riforme vanno avanti, dopo il semestre italiano alla guida dell’Ue Napolitano dovrebbe lasciare. In quattro per la successione: Amato, Veltroni, Fassino e Bersani. Nessuno avrebbe l’appoggio dei grillini. Ecco chi è più gradito a Renzi e chi potrebbe avere l’ok di Berlusconi. Grande escluso Prodi. LEGGI IL RETROSCENA DI AFFARITALIANI.IT

Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)

C’è un tema che ben presto diventerà d’attualità per il mondo politico, anche se sotto traccia già circolano ipoteti e indiscrezioni. Le dimissioni di Giorgio Napolitano, ventilate più volte dallo stesso Presidente, non avverrano prima della fine del semestre italiano alla guida dell’Ue. Ovvero non prima del 31 dicembre di quest’anno. Molto dipende dal cammino delle riforme, ma se l’Italicum fosse approvato entro fine anno e ci fosse stato anche il primo ok di Montecitorio e Palazzo Madama alle riforme istituzionali (Titolo V e Senato federale) nel 2015 – spiegano fonti del Pd – molto probabilmente ci sarebbero le dimissioni di Re Giorgio. Ovviamente già si discute del possibile successore. Nei corridoi del Parlamento sono quattro i nomi in corsa: Giuliano Amato, Walter Veltroni, Piero Fassino e Pierluigi Bersani.

Il Dottor Sottile sarebbe il più gradito da Silvio Berlusconi, anche se la Lega lo vede come il fumo negli occhi e quindi l’ex Cavaliere che sta ricostruendo l’alleanza con il Carroccio potrebbe pensarci due volte. Veltroni avrebbe comunque l’ok di Forza Italia (è sempre stato l’uomo del dialogo), mentre sia Fassino sia Bersani non avrebbero i voti del Centrodestra. Il preferito di Renzi, al momento, pare essere Veltroni, anche se la strada è ancora lunga. A penalizzare il sindaco di Torino c’è stato l’endorsement di Scalfari e De Benedetti, che – dicono al Nazareno – “lo hanno praticamente bruciato“. Bersani sarebbe forse la soluzione più “istituzionale” e gradita anche a Massimo D’Alema, ma molti renziani sono contrari. Infine Romano Prodi. Qualcuno ha ipotizzato che fosse ancora in corsa, ma dal Pd (sponda popolare ulivista) spiegano che dopo la bocciatura dei 101 franchi tiratori del 2013 “non ha alcuna intenzione di riprovarci”. Quindi è fuori. Nessuno dei candidati del Pd o vicini al partito di maggioranza avrebbe l’appoggio del M5S.