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Politica


Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)


Matteo Renzi: voto 10 e lode. Chapeau al premier. Nella partita per il Quirinale l'ex sindaco di Firenze le ha azzeccate tutte. Ha tenuto nascosto il nome, ne ha fatti circolare diversi, poi ha puntato dritto su Sergio Mattarella appena prima che il M5S potesse indicare Romano Prodi. Non solo. Renzi ha convinto Silvio Berlusconi a votare l'Italicum al Senato prima dell'elezione del Capo dello Stato per poi isolare l'ex Cavaliere e ricompattare il suo Pd, con la minoranza che ora ringrazia addirittura il premier. E alla fine perfino Alfano ha dovuto cedere e dire sì a Mattarella. Renzi esce vincitore senza se e senza ma, con un Presidente a lui gradito e che non gli fa ombra, con un Pd unito, con i 5 Stelle come sempre ininfluenti e con un Berlusconi umiliato e nell'angolo. Un vero capolavoro.

Nichi Vendola: voto 8. Prima il leader di Sel ha attaccato Renzi sfruttando la vittoria di Syriza in Grecia. Poi ha saputo cogliere al balzo la rottura del Patto del Nazareno, dicendo sì a Mattarella e rientrando così nei giochi. Ora il Governatore uscente della Puglia è di nuovo centrale nella politica italiana e il filo del dialogo con il Pd (non solo con la sinistra del partito), che sembrava essersi spezzato, è stato invece ricucito. Complimenti.

Giorgio Napolitano: voto 7. Il Presidente uscente ha avuto un'influenza decisiva nelle scelte del suo successore. Forse avrebbe preferito una figura con un maggior standing internazionale. Ma l'elezione di Mattarella al Quirinale sicuramente è gradita a Re Giorgio, che ora potrà godersi tranquillamente il suo ruolo di senatore a vita e di consigliere.

Matteo Salvini: voto 6. Questa volta l'altro Matteo è stato del tutto ininfluente. E non poteva essere altrimenti. Ha trovato compattezza con Giorgia Meloni sul nome di Vittorio Feltri, ma i numeri della Lega in Parlamento non consentivano a Salvini di giocare un ruolo determinante. Ora, però, il leader del Carroccio potrà sfruttare la crisi di Forza Italia e guadagnare, forse, ulteriori e nuovi consensi. Alla fine non gli è andata male.

Angelino Alfano: voto 4,5. Il ministro dell'Interno, e lo stesso ragionamento vale anche per Pierferdinando Casini, è stato un po' in balia degli eventi. Prima ha ricucito con Berlusconi lanciando Giuliano Amato, poi è stato colto in contropiede da Renzi che ha scelto da solo Mattarella. Ha fatto dire ai suoi "scheda bianca anche alla quarta votazione" per poi, come era scontato, annunciare sabato mattina che votava il giudice costituzionale, lacerando così il Ncd con le dimissioni di Sacconi e della Saltamartini. Nessuna linea precisa ma un continuo rincorrere gli altri. Ora forse verrà accontentato dal premier con un mini-rimpasto, ma in quanto a coerenza e strategia proprio non ci siamo.

Beppe Grillo: voto 3. Come al solito quando ci sono appuntamenti importanti il Movimento 5 Stelle, che continua a perdere pezzi ed elettori, non c'è. Semplicemente non pervenuto. Ha fatto le quirinarie inserendo i nomi di Prodi e di Bersani chiaramente per mettere in difficoltà il Pd. Ma l'esito è arrivato quando Renzi aveva già scelto Mattarella. E la Rete, sempre sovrana, non ha nemmeno scelto il Professore. Insomma, il leader pentastellato resta fuori dai giochi. Bocciato senza appello.

Silvio Berlusconi: voto 0. In realtà il voto sarebbe dovuto essere non classificato o addirittura meno 10. L'ex Cavaliere è stato proprio disarcionato. Ha siglato il Patto del Nazareno fidandosi di Renzi, lo ha riconfermato, ha approvato l'Italiacum pur non condividendolo prima dell'elezione dell'inquilino del Colle, ha perso costantemente voti nei sondaggi (e continua a perderne), si è staccato dalla Lega di Salvini (che invece sale costantemente proprio ai danni degli azzurri), ha rotto con Fitto lacerando Forza Italia, ha ascoltato Alfano per poi essere nuovamente tradito dell'ex delfino senza quid. Ora si trova ininfluente, nell'angolo, con un partito diviso e senza alcuna prospettiva di poter tornare a contare. Una fine politica ingloriosa per chi voleva cambiare l'Italia. Senza parole.
 

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