“Io e la sindaca Raggi sapevamo delle cimici in Campidoglio dal secondo giorno. Adesso mi auguro che gli omissis nella chat non vengano svelati perché’ non rilevanti penalmente”.
(Da una intervista a Il Messaggero di Salvatore Romeo)
“Magari mettessero le cimici, così saprebbero che non abbiamo nulla da nascondere”
(Replica della sindaca Virginia Raggi)
“I contenuti della chat siano resi pubblici”
(Raffaele Marra)
La vicenda che emerge in questi giorni di fine feste è, se ancora avesse significato per Virginia Raggi l’aggettivo, inquietante.
Romeo, suo ex capo – segreteria politica, ha infatti dichiarato che si recava sui tetti (sic) del Campidoglio per parlare in piena libertà -causa pericolo cimici di intercettazione-con la sindaca Raggi (e, a volte, era presente anche Daniele Frongia).
E qui non possiamo esimerci dal far notare che Romeo, “er mejo gatto del Colosseo,” è proprio il nome di un famoso felino cinematografico (gli Aristogatti) che aveva l’abitudine di girare per i tetti di Roma in compagnia di una gatta e qui non facciamo alcuna allusione esplicita, sia ben chiaro, ma riportiamo solo i termini di una storia nota.
Ma poi lo stesso Romeo aggiunge:
“Faccio un esempio: se io le scrivo in una chat che sono innamorato di lei, e poi viene pubblicato, la gente penserà che io e lei siamo amanti anche se non è vero”.
Torniamo, dopo questa piccola divagazione artistica, ai fatti.
Romeo dice che c’erano delle cimici in Campidoglio e, addirittura che lo sapevano (lui e la sindaca e forse qualche altro) dal “secondo giorno” (e qui una domanda: perché proprio dal secondo e non dal primo o dal terzo?).
Già questa affermazione sembra uscita da una storia di spie della guerra fredda e non dai fatti caserecci romani ma, e qui la vicenda si complica in classico canovaccio Cinque Stelle, la Raggi, che ormai ha perso la poca lucidità che ancora possedeva, fa capire che “andava per tetti” non per sfuggire alle cimici o se lo faceva era a sua insaputa; forse andava solo per prendere aria fresca, per farsi una passeggiata insomma.
Resta il fatto che così smentisce Romeo che aveva detto che lei sapeva delle microspie.
E poi, come avviene ormai in una codificata trama teatrale, interviene la Procura di Roma che smentisce qualsiasi indagine (e quindi relativi ordigni installati) da lei condotta sui vertici capitolini.
Questi i fatti, come al solito avvincenti per il lettore ma qualche considerazione è d’obbligo.
Romeo, giù dipendente capitolino, pasionario Cinque Stelle, è stato fatto allontanare sembra da Grillo in persona (insieme a Frongia, ex vice -sindaco); perché dice solo ora queste cose peraltro smentite blandamente dalla Raggi e categoricamente dalla Procura?
Sta inviando qualche “segnale” pubblico alla Raggi stessa? Non vuole essere l’unico, insieme a Marra e Frongia, ad aver pagato?
Interessante il riferimento che Romeo fa alla chat su Whatsapp, a cui partecipavano, giova ricordarlo, anche Frongia e Marra (che invece vuole che i contenuti siano resi totalmente pubblici) ci sono infatti degli “omissis” che la Procura conosce e che Romeo fa capire potrebbero essere compromettenti da un punto di vista “non penale” e quindi, se ne deduce, personale. Al che la sindaca afferma che quanto a togliere gli omissis “deciderà la Procura” ma lo dice non facendo certo salti di gioia.
Attendiamo fiduciosi ulteriori sviluppi.

