Le parole chiave che potrebbero far vincere il sì sono giovani e futuro. Matteo Renzi è arrivato in modo pasticciato al referendum. Poca chiarezza: bastavano abolizione totale del Cnel e del Senato e passaggio di competenze certe dalle Regioni allo Stato. La fiducia: il premier si è impegnato a fare una nuova legge elettorale. La personalizzazione: i super comunicatori inducono diffidenza. Dall’altra parte: da Silvio Berlusconi a Matteo Salvini, da Giorgia Meloni a Pier Luigi Bersani, da Nichi Vendola a Beppe Grilllo.
L’Italia ha dato tutto agli italiani in termini di raccomandazioni, baby pensioni, evasione fiscale, condoni. E’ come un limone spremuto da cui non scende goccia. Il mondo è globalizzato. Si guardi al pragmatismo del neo Presidente Donald Trump, che ignora pregiudizi e ipocrisie di qualsiasi tipo (a partire dalla Nato ai rapporti internazionali), per badare alla ricchezza e alla felicità degli americani. Se il benchmark, visto il “tradimento” del Regno Unito, non potrà essere l’Unione europea, lo siano gli Usa di Trump: pragmatismo e merito.
Renzi faccia altro passo. Si pensi al famoso annuncio di Silvio Berlusconi prima del silenzio elettorale delle Politiche del 2006: “Abolirò l’ Ici, la tassa sulla prima casa”. Renzi sostenga: “Il referendum è per il futuro e per i giovani, mi impegno a porre un limite di tre mandati parlamentari.” Ma senza furbizie. Quello dei tre mandati parlamentari è uno slogan. Il termine sia complessivo, trasversale e proporzionale a ogni tipo di incarico: consigliere provinciale, regionale, ministro, parlamentare, italiano ed europeo. In sostanza si ponga una demarcazione al politico che vive dei soldi della politica: massimo 18 anni. Si immagini: rinnovamento, largo ai giovani, politici che sparirebbero di punto in bianco dalla televisione.
