Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Politica » Referendum giustizia, Pirondini (M5s): “Se vince il sì, i politici corrotti e la casta dei colletti bianchi rimarranno impuniti”

Referendum giustizia, Pirondini (M5s): “Se vince il sì, i politici corrotti e la casta dei colletti bianchi rimarranno impuniti”

Ad Affaritaliani il senatore pentastellato ribadisce le ragioni per cui è giusto votare “no”

Referendum giustizia, Pirondini (M5s): “Se vince il sì, i politici corrotti e la casta dei colletti bianchi rimarranno impuniti”

Il pentastellato Luca Pirondini: “La riforma è un modo per mettere sotto controllo la Magistratura. Se vince il sì al referendum i cittadini non avranno una giustizia uguale per tutti”

Anche il Movimento 5 Stelle dice no al referendum sulla giustizia. A pochi giorni dal voto, il senatore Luca Pirondini ribadisce le ragioni della scelta in un’intervista ad Affaritaliani, definendo la riforma un tentativo “della politica di schermarsi dalle inchieste della magistratura”. “L’obiettivo è uno solo: far sì che la politica possa controllare la magistratura, e questo è un fatto inaccettabile. Si tratta di un intento scritto nel testo che modifica parti specifiche della Costituzione italiana, e nello specifico nel passaggio che riguarda i membri dei due Csm e dell’Alta Corte”, spiega Pirondini.

Un obiettivo che sarebbe stato confermato anche da alcune dichiarazioni di numerosi esponenti del governo di centrodestra: “Penso alle parole di Carlo Nordio, che ha certificato, in più di un’occasione, come la manovra sia necessaria al governo, oppure a quelle della deputata della Lega Simonetta Matone, che ha sostenuto che ciò che pensa Nordio lo pensano tutti”, ha detto Pirondini, che ha sottolineato poi la gravità di molte affermazioni rese in questi mesi da alcuni esponenti dei sostenitori della riforma, “come quelle della capa di Gabinetto del Ministro, Giusi Bartolozzi, che ha detto di volersi sbarazzare del ‘plotone di sicurezza’ della Magistratura, o di Antonio Tajani, che ha parlato dell’ipotesi di togliere ai Pm il controllo della polizia giudiziaria”. Secondo il pentastellato, il referendum non sarebbe affatto uno strumento neutro di modernizzazione, ma una mossa politica destinata a indebolire l’autonomia del sistema giudiziario, mettendo “sotto controllo” chi dovrebbe rimanere indipendente.

I toni della campagna

Lontano dall’essere un modo per semplificare o velocizzare i processi, la riforma “non serve a efficientare la magistratura, e chi dice il contrario è ignorante“, afferma l’esponente del M5s. “Se vogliono davvero migliorare la giustizia e velocizzare i processi, possono assumere le persone e iniziare a colmare la mancanza di personale. Ma è evidente che questa riforma non migliora, né vuole farlo, nessuno dei problemi che ha la giustizia”. Pirondini non risparmia critiche al modo in cui il tema è stato trattato in campagna referendaria, accusando il centrodestra di aver utilizzato “parole e toni vergognosi”.

“Il fatto che Giorgia Meloni sia andata da Fedez, mentre noi la aspettavamo in Senato, dice tutto sul livello di questo governo”, spiega il pentastellato, secondo cui attacchi personali e messaggi mediatici hanno oscurato l’analisi delle vere questioni in gioco. Quanto alle conseguenze dell’esito del voto, “se vince il sì, i politici corrotti e la casta dei colletti bianchi rimarranno impuniti, mentre il cittadino normale avrà una giustizia diversa: una per i ricchi e i potenti, e una per le persone normali”. Una situazione scongiurata dall’ipotetica vittoria del no: “Il no garantisce che la legge sarà uguale per tutti, per i ricchi, per i politici, per tutti, e i problemi della giustizia verranno affrontati realmente”, conclude il senatore.

LEGGI LE NEWS DI POLITICA