Referendum giustizia, la leghista Stefani alle nuove generazioni: “Andate a votare per scegliere il vostro futuro. Con la riforma magistrati autonomi, indipendenti e liberi”
“L’arma migliore che abbiamo è andare a votare”. A dirlo è Erika Stefani, senatrice e capogruppo della Lega al Senato, che ad Affaritaliani lancia un ultimo appello in vista del voto di domenica e lunedì. “Lo dico da avvocato: i diritti di ciascuno di noi diventano reali solo quando si partecipa al voto. La giustizia non è lontana da noi, ma vicina. Perché funzioni davvero è fondamentale che ci siano magistrati autonomi, indipendenti e liberi. Per questo riteniamo che il Consiglio superiore della magistratura debba essere il più possibile sganciato da influenze politiche”, afferma. Un obiettivo a cui tendere anche attraverso il sistema del sorteggio dei membri del CSM: “Una soluzione drastica, certo, ma che offre garanzie di assoluta equità e imparzialità. Le visioni apocalittiche mi sembrano fuori luogo: i cittadini, una volta letta la legge senza allarmismi o strumentalizzazioni ideologiche, sapranno prendere decisioni consapevoli”.
Il riferimento ai sostenitori delle ragioni del “no”, secondo i quali la riforma avrebbe come obiettivo esattamente l’opposto, cioè porre la magistratura sotto controllo della politica. Secondo la senatrice, le conseguenze di un eventuale “no” al referendum sarebbero pesanti: “Se vincesse il ‘no’, questa riforma sarà eternamente affossata. Tutta la possibilità di incidere sul sistema delle correnti nel CSM verrebbe vanificata e naufragherebbe tutto. Se, invece, prevalesse il ‘si’, si aprirà un nuovo capitolo in cui il governo potrà intervenire per migliorare le lacune dell’attuale sistema giudiziario, in attuazione della Costituzione. Auspico che le leggi attuative vengano condivise e che si intraprenda un percorso concreto, da mettere davvero in pratica”, ha detto Stefani.
La capogruppo in quota Lega sottolinea come il dibattito attorno alla riforma sia stato in questi mesi fortemente polarizzato: “Se questa norma non fosse stata caricata di tensioni ideologiche, avrebbe trovato un larghissimo consenso. Il problema c’è e va affrontato, ma non vedo alcuno scenario apocalittico che potrebbe verificarsi dopo l’approvazione della riforma. Quello che conta davvero è che le persone vadano a votare, partecipino e prendano in mano il proprio futuro. Dobbiamo essere protagonisti della nostra democrazia“. Infine, un messaggio alle nuove generazioni, più difficili da portare alle urne: “Non sono i giovani a doversi abituare a noi, ma siamo noi a dover creare e cercare il giusto canale di comunicazione con loro, affinché possano sentirsi davvero partecipi della vita democratica. Il voto è lo strumento più potente per incidere sul futuro del Paese”.

