Che cosa sarebbe accaduto se si fosse votato per le Politiche e non per il referendum sulle trivelle? Affaritaliani.it, in collaborazione con il sondaggista Alessandro Amadori, ha analizzato i risultati del voto di questa domenica proiettandoli in chiave elettorale. “Prima di tutto va detto che il caso Guidi ha fatto salire l’affluenza di 4-5 punti percentuali in più. Senza l’inchiesta di Potenza la partecipazione sarebbe stata sul 27-28% e quindi più vicina alle aspettative del premier (25%). La stragrande maggioranza di ‘sì’ tra chi ha votato significa che sicuramente c’è un quarto di italiani contro Renzi. Questo è un dato incontrovertibile. E partende da questo valore, considerando anche le recenti intenzioni di voto, possiamo affermare che il Pd alle Politiche non sarebbe andato oltre il 32%. Sono segnali indiretti ma abbastanza certi. Detto ciò – spiega Amadori – un fronte federato delle opposizioni, escluso il M5S, e quindi Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e altri di Centrodestra può tranquillamente raggiungere il Pd e competere seriamente con Renzi alle Politiche. Anche questo dato del referendum lo conferma. Non bisogna dimenticare che non tutti quelli che sono rimasti a casa sono elettori di Renzi e quindi la competizione è molto aperta“. Quanto al M5S, “si conferma intorno al 25% e dopo la morte di Casaleggio bisognerà vedere come si organizza. E’ come un fenomeno temporalesco, che può manifestarsi oppure no. Quindi potrebbe anche salire e competere con i due blocchi o scendere rispetto al 25%. Il restante 11 è da divedere tra la sinistra radicale, in cui anche l’1% dei Comunisti di Marco Rizzo in questa fase diventa importante, e il centro di Alfano e altre forze minori”.
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