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Politica
Renzi, fiducia al Senato con 169 voti. Scuola, tasse, lavoro: i 10 punti chiave

Una maratona notturna che ha portato ad un'ampia fiducia per il governo Renzi al Senato. Hanno votato si' 169 senatori contro i 139 contrari, ma tra chi non ha dato il proprio via libera all'esecutivo c'e' anche chi ha apprezzato molti dei punti tracciati dal premier. E' il caso di Forza Italia che - e' toccato al capogruppo Paolo Romani sottolinearlo - non chiude la porta all'ex sindaco di Firenze.

Del resto lo stesso Silvio Berlusconi anche oggi con i suoi non ha nascosto di apprezzare lo stile utilizzato dal presidente del Consiglio elogiandone il coraggio per alcune scelte. Oggi il premier si e' rivolto anche al Movimento 5 stelle che pero' ha ribadito che fara' opposizione dura. Apertura da parte di un esponente di Gal (Michelino Davico), non dalla Lega. Questo governo - ha spiegato Renzi - "non e' una operazione di lifting", non e' "un bluff" ne' "una operazione di potere", se questo esecutivo fallisce e non riesce a fare le riforme restano le macerie e "il rimpianto di un'occasione perduta". Il presidente del Consiglio nella sua replica al Senato ha voluto ribadire la volonta' di imprimere una accelerazione ma soprattutto di voler parlare ai cittadini.

"Non usero' mai il doppio registro", "no al Truman Show, no al cinema o a interventi spot", "non si puo' continuare a prendere in giro gli italiani", ha detto il Capo dell'esecutivo. Il premier ha citato Sandro Pertini, "il Paese vuole esempi e non prediche" e rigettato al mittente le critiche per non aver citato, nel suo discorso programmatico, il Sud ("Serve una svolta radicale, bisogna uscire dalla cultura della lamentazione") e Giorgio Napolitano. "E' vergognoso aver costretto il presidente della Repubblica" al bis, il Capo dello Stato lo si rispetta "realizzando le riforme", ha detto Renzi.

"Ci avviciniamo a voi in punta di piedi, con il rispetto profondo e non formale che si deve a quest'aula, alla storia del Paese che trova in alcuni dei suoi luoghi non solo un simbolo, ma anche un elemento di unita' profonda". Cosi' Matteo Renzi ha aperto il suo intervento in Senato per la fiducia.
  Siamo qui, ha insistito il premier, "con lo stupore di chi si rende conto di essere davanti a un pezzo di una storia che viene da una tradizione unica, ma contemporaneamente sappiamo che viviamo un tempo di grande difficolta', di struggenti responsabilita'. Di fronte all'ampiezza di questa sfida dobbiamo recuperare il giusto di fare dei sogni piu' grandi". "Il momento nel quale stiamo vivendo e' un momento in cui o abbiamo il coraggio delle scelte o perdiamo il rapporto con chi sta a casa", ha osservato il premier. Ecco perche' "oggi chiedere la fiducia e' un gesto controcorrente" e "arrivare al 2018 ha un senso solo se avvertiamo l'urgenza di un cambiamento radicale".

"L'Italia e' avanti a noi, si e' stancata di aspettarci", ha proseguito Renzi che ha presentato "un pacchetto di riforme" da realizzare subito, per arrivare al semestre europeo con "i compiti fatti a casa": fisco, pubblica amministrazione, giustizia, scuola ma anche riforme costituzionali. "Gli accordi li rispetteremo nei tempi e nelle modalita' prestabilite", ha assicurato Renzi.

SCUOLA. Di fronte alla crisi economica io parto dalla scuola", ha esordito. "Dal 15 giugno al 15 settembre" il governo ha intenzione di spendere qualche miliardo di euro sui singoli territori partendo dalle richieste dei sindaci e intervenendo in modo concreto e puntuale sull'edilizia scolastica. Il presidente del Consiglio ha proposto di modificare sull'edilizia scolastica il patto di stabilita' interno. "Va cambiato subito. Scrivero' a tutti gli ottomila sindaci e ai presidenti di provincia per chiedere un punto della situazione sull'edilizia scolastica".

GIUSTIZIA. "E' arrivato il momento di mettere nel mese di giugno all'attenzione di questo Parlamento un pacchetto organico di revisione della giustizia che non lasci fuori niente. Parto dalla giustizia amministrativa", ha detto Renzi. "Abbiamo vissuto venti anni di scontro ideologico sulla giustizia, dopo venti anni le posizioni sono calcificate".

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE. "L'interesse nazionale e' che si esca dal penultimo posto della classifica Ocse per la capacita' di attrazione", ha sottolineato il premier. L'Italia deve essere "un Paese semplice e coraggioso" e occorre un rapporto diverso con la pubblica amministrazione. "Ci sono - ha affermato - settori dello Stato che vivono le peripezie della politica. I governi passano, i dirigenti restano"; anche se talvolta sarebbe meglio il contrario, ha puntualizzato. "Una politica forte e' quella di chi affida tempi certi anche al ruolo dei dirigenti", perche' "non puo' esistere la possibilita' di un dirigente a tempo indeterminato che fa il bello e il cattivo tempo". Poco prima il premier aveva annunciato lo sblocco totale dei debiti della P.a.; una misura destinata a dare ossigeno alle imprese.

DICHIARAZIONE DEI REDDITI. Matteo Renzi si e' dato l'obbiettivo di "riuscire a inviare a tutti i dipendenti pubblici e ai pensionati direttamente a casa la dichiarazione dei redditi precompilata". Magari, ha spiegato, "attraverso la tecnologia visto che il Papa ha detto che internet e' un dono di Dio...".

CUNEO FISCALE. Renzi ha annunciato che vi sara' "una riduzione a doppia cifra del cuneo fiscale". La misura, ha spiegato, sara' possibile "con misure serie, irreversibili, non solo legate alla revisione della spesa, che portera' nel primo semestre 2014 a vedere risultati immediati e concreti".

ITALICUM, RIFORMA DEL SENATO E REVISIONE DEL TITOLO V "L'Italicum e' pronto per essere discusso alla Camera. E' una priorita' ed e' una prima parziale risposta all'esigenza di evitare che la politica perda ulteriormente la faccia. Come possiamo dire che e' urgente fare la riforma e poi perdere la procedura d'urgenza. L'Italicum e' un pacchetto con la riforma del Senato e del titolo V", ha chiarito. "Noi proponiamo che entro marzo la riforma del Senato parta dal Senato e la riforma del titolo V dalla Camera", ha annunciato il premier. "Oggi il procedimento legislativo e' farraginoso, il numero dei parlamentari eccessivo rispetto agli standard internazionali.
Oggi c'e' la possibilita' di cambiare la configurazione del Senato, togliendo il passaggio della fiducia e del bilancio, e la possibilita' di svolgere l'incarico di senatore non con l'elezione diretta e indennita', ma come assunzione di responsabilita' dai territori. "Questo e' il primo passo per recuperare la credibilita' dei cittadini.
Quello successivo e' superare il titolo V per come lo abbiamo conosciuto fino a oggi, per rivedere le competenze esclusive delle Regioni", ha proseguito.

"Bisogna introdurre una clausola di intervento della legge Statale anche dove la materia sia di competenza regionale per garantire l'unita' dell'ordinamento", ha prennunciato, "il ricorso alla corte costituzionale ha provocato un eccesso se oggi diciamo che non possiamo tornare a un centralismo della burocrazia statale, abbiamo anche bisogno di chiedere a chi guida le Regioni che e' cambiato il clima, sicuramente per cio' che e' accaduto in questi anni con i rimborsi elettorali. Ma anche perche' la sovrapposizione di competenze delle Regioni, dei Comuni, dello Stato, con l'ulteriore complicazione dell'Ue ha reso sostanzialmente ingovernabile l'intero sistema", ha ricordato.

DIRITTI CIVILI. "Sui diritti lo sforzo da fare e' di ascoltarsi e trovare un compromesso anche quando non mi soddisfa del tutto", ha osservato il premier. "L'identita' e' la base dell'integrazione, un Paese che non si integra non ha futuro. A fronte di un dibattito che ha visto i diritti oggetto di scontro, facendone una bandierina in campagna elettorale senza poi fare nulla, con questo governo spero di trovare dei punti di sintesi ideali. Ad esempio per permettere alla bimba nata dove e' nata la sua compagna di banco, dopo un ciclo scolastico, di diventare italiana".

CULTURA. "La cultura e' una cosa con cui si mangia", ha detto il premier. Questo, ha spiegato pensando ai giovani, "perche' si nutre l'anima". Ma anche perche' fa bene all'economia. "Bisogna avere il coraggio di aprirsi agli investimenti privati e ai posti di lavoro", ha sottolineato.

MARO'. Matteo Renzi ha ricordato la telefonata fatta ieri ai due maro' in arresto in India. "Ho chiamato due concittadini italiani bloccati da troppo tempo da un'allucinante vicenda per cui garantisco un impegno personale e del governo", ha assicurato.

"NON HO L'ETA'..." Oggi riflettevo che io non ho l'eta' per sedere nel Senato della Repubblica. Oggi davanti a voi siamo qui non per inseguire un record anagrafico, o allungare il curricula o per toglierci qualche soddisfazione", ha sottolineato, citando un noto brano di Gigliola Cinquetti. "Noi chiediamo fiducia perche' pensiamo che l'Italia ha una necessita' urgente per recuperare la fiducia e uscire dalla crisi. L'Italia e' un paese arruginito, incatenato".

"Vorrei essere l'ultimo presidente del Consiglio a chiedere a quest'aula la fiducia", ha poi aggiunto. "Sono consapevole del rischio di fare questa affermazione di fronte a senatori che non meritano il ruolo di ultimi senatori, ma lo sta chiedendo il Paese, lo sta chiedendo l'Italia. Oggi non immaginiamo di essere gli ultimi perche' abbiamo un pregiudizio su di voi, ma perche' abbiamo un giudizio sull'Italia".

"Ecco perche' proponiamo a questo Senato di uscire dal genere letterario che i talk show hanno sdoganato, in cui non v'e' trasmissione che non parta da un giudizio impietoso sull'Italia e un servizio che racconti come all'estero vada tutto bene e sia meraviglioso", ha ricordato. Dunque "usciamo dal coro della lamentazione, proviamo a pensare a un percorso concreto in cui la differenza tra il sogno e la realta' e' una data", ha chiesto. "L'opportunita' non e' pari, e' dispari", ha concluso, "ce n'e' solo una. Se dovessimo perdere questa sfida la colpa sarebbe solo mia", ha concluso.

 

 

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