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Politica
Il boomerang di Renzi


 
Di Adriana Santacroce


Diciamo la verità. Una delle cose per cui Renzi piace così tanto, forse la principale, è la sua capacità di eseguire. Basta palude, bastoni tra le ruote, discussioni inutili, concertazioni. Si decide e si fa. Dopo anni di immobilismo, a volte mascherato dal fare, vedere un premier che antepone i fatti alle discussioni non sembrava vero. E, bisogna ammetterlo, gran parte del fascino di Renzi arriva proprio da qui. Dal suo contrasto alla dialettica politica che non deve ostacolare, mai, il risultato. Ci aveva provato anche Berlusconi. Lo ricordo quando diceva che, mentre si faceva la barba la mattina, pensava a fare determinate e precise cose. Poi, però, realizzava che esisteva il Parlamento, i dibattiti in Aula, e tutto il processo veniva, necessariamente, rallentato.

Renzi è stato più bravo, accompagnato anche da un partito più forte e da un'opposizione quasi inesistente. Da quasi tutta la  stampa e i Media dalla sua parte. Il Jobs act e l'Italicum sono figli di questo dinamismo. Con un premier più debole e insicuro non ci saremmo arrivati. Che piaccia o no, il Premier ha ottenuto una legge sul lavoro e una elettorale che nessuno prima era riuscito a far passare. Che siano utili al Paese ancora non lo sappiamo. Ma ci sono. E questo è un fatto.

Il dinamismo e la capacità di ottenere dei risultati sono, dunque, il punto di forza di Renzi e, per questo, rischiano di diventare un boomerang. Almeno per due vicende. Quella del Partito Democratico e quella dei profughi.

È da mesi che il segretario del Pd promette che nel suo partito le cose cambieranno. Che ci sarà democrazia con delle vere discussioni. Che i valori del partito non sono in discussione. Peccato che poco alla volta pezzi del partito si frantumino, come quelli di Fassina e Civati. Che saggi come Reichlin, che hanno fatto la storia del Pd, si lancino in invettive e j'accuse da far impallidire anche i più sfacciati. Certo è che un partito che aveva il 41% di consensi un anno fa e che continua a disperdersi in polemiche interne non va da nessuna parte. E questo sarà un problema per il Premier che, da solo, non può risolvere nulla.

Più pesante ancora è la vicenda dei profughi. Ad aprile il presidente del Consiglio era tornato dal vertice europeo straordinario parlando di 'risultato clamoroso'. Ma, da allora, la situazione si è solo incancrenita con i Paesi europei che ribadiscono di non volere prendere in carico altri migranti e che, invece, ci forniranno i loro osservatori pronti a identificare chi arriva. Che quindi, per l'accordo di Dublino, sarà bloccato nel nostro Paese. Qui Renzi non può giocare a fare il duro o quello che decide e fa. Qui deve sottostare ai Paesi più forti e a una Commissione che continua a riunirsi ma a non dare soluzioni. L'ultima decisone, sulle quote dei migranti, parla di adesione né obbligatoria né volontaria. Relegando la spartizione dei richiedenti asilo alla più totale ambiguità.
    
Ecco che il premier appare come i suoi predecessori. Ostaggio della politica e dei Paesi più forti. Volenteroso ma, in questi casi, inefficace. Ci ha abituati troppo bene, forse. Me ora non riesce più a portare risultati. E non è in grado di uscire dalla palude in cui è finito mentre tutta la sua capacità di fare si dissolve. E diventa un boomerang per chi comincia a dubitare di lui.
 
@AdriSantacroce

 

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