Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)
Da oggi Matteo Renzi è ancora più forte. Ha vinto la sua battaglia. Aveva scommesso tutto sulle riforme istituzionali e, nonostante un parziale cedimento alla minoranza dem sull’elezione dei nuovi senatori, ha portato a casa il ddl Boschi. Opposizione ovviamente in trincea, mezzo Aventino, molto colore, ma di fatto il cambiamento della Carta è nel cassetto. Ora manca solo l’ultimo passaggio a Montecitorio, dove il Pd ha una maggioranza quasi bulgara. Poi ci sarà il referendum confermativo che il presidente del Consiglio trasformerà in un voto su se stesso per cercare quella legittimazione popolare che ha avuto dalle Europee ma non dalle elezioni politiche.
Salvo colpi di scena sulla Legge di Stabilità o sulle unioni civili, il premier-segretario può ora correre e cavalcare la timida ripresa economica e l’aumento degli occupati a tempo indeterminato grazie al Jobs Act. Se poi Renzi riuscirà anche a disinnescare la ‘bomba Marino’ a Roma avrà davanti a sé un’autostrada per andare al voto con l’Italicum nel 2017. Certo, le Amministrative della prossima primavera saranno un banco di prova per il governo e per il Pd ma Renzi potrà gestire la campagna elettorale presentandosi come l’uomo del fare contro le chiacchiere dei vari Salvini, Grillo (disfattisti e gufi) e di Bersani e D’Alema (nostalgici di una sinistra che sapeva solo perdere). Renzi a tutta birra.

