Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)
Matteo Renzi è stanco. Stanco di essere attaccato da sinistra e da destra. Stanco di ripetere tutti i giorni che finalmente l’Italia torna a crescere nonostante i gufi e la spallate mancate. Il presidente del Consiglio – secondo quanto Affaritaliani.it ha appreso da fonti qualificate del Partito Democratico – starebbe accarezzando l’idea di correre alle elezioni politiche anticipate in primavera, insieme alle Amministrative che vedranno tornare alle urne importanti città come Roma, Milano, Torino e Napoli.
La legge elettorale ufficialmente vale solo per la Camera ed entra in vigore il primo luglio del prossimo anno, ma sarebbe allo studio un decreto legge per estendere l’Italicum anche a Palazzo Madama e per farlo entrare in vigore da subito. Politicamente il premier intenderebbe sfruttare i timidi segnali di ripresa, oltre all’eliminazione della tassa sulla prima casa prevista dalla Legge di Stabilità, per trasformare il voto in una sorta di referendum su stesso. Le riforme costituzionali verrebbero così rimandate di un anno ma resterebbe in primo piano nell’agenda del leader democratico. Anzi, il ddl Boschi, e l’abbattimento dei costi della politica, sarebbe uno dei fiori all’occhiello del governo per la campagna elettorale.
I tempi sono importantissimi. Renzi vorrebbe giocare d’anticipo prima che il Centrodestra si riorganizzi, Sinistra Italiana si consolidi e trovi un leader spendibile e il M5S decida se candidare o meno Luigi Di Maio a Palazzo Chigi. Il premier avrebbe come obiettivo il raggiungimento al primo turno del 40 per cento, in modo tale da evitare un pericoloso ballottaggio (soprattutto con i pentastellati). Ma torniamo ai tempi. Le Comunali dell’anno prossimo, soprattutto quelle nella Capitale, sono un passaggio pericolosissimo per il Pd e una sconfitta (magari anche a Milano, Napoli e/o Torino) provocherebbe una bufera sul governo. Meglio, quindi, anticipare i tempi e giocarsi il tutto per tutto.
Quanto alla possibilità che l’Italicum venga modificato per introdurre il premio alla coalizione e non alla lista Renzi non chiude a questa ipotesi ma non ne fa nemmeno un cavallo di battaglia. Ad ogni modo, lista o coalizione, il Pd si presenterebbe con una sorta di cartello elettorale centrista (ufficialmente di Centrosinistra) con l’Ncd di Alfano (esclusi i dissidenti di Quagliariello), l’Udc, Scelta Civica, l’Italia dei Valori e i verdiniani di Ala.

