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Politica
Luci ed ombre della strategia di Renzi


Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)


Nicola Pasini, docente di scienza politica all'Università degli Studi di Milano, analizza con un'intervista ad Affaritaliani.it, la situazione politica alla luce della difficile trattativa sulla legge elettorale tra Pd e Forza Italia. "Prima di tutto devo dire che Renzi e Berlusconi hanno un grande coraggio e una grande determinazione. Fosse per loro si andrebbe subito al bipartitismo, buttando a mare piccoli e medi partiti. Ma un punto che nessuno dei due ha preso in considerazione, nonostante la loro esperienza, è la frammentazione socio-politico del Paese che dà vita a una frammentazione partitica. Non solo. Al loro interno, Pd e Forza Italia, nonostante una leadership forte, sono molto eterogenei a tal punto che spesso si spaccano. Tutto - spiega il politologo - porta a incapacità decisionale e governi deboli".

Insomma, Renzi e Berlusconi "non hanno fatto i conti con l'oste. Ben venga comunque che il partito del'1% non sfrutti più il suo potenziale di ricatto, e quindi va dato atto del loro coraggio. Il Cavaliere era nell'angolo e aveva solo questa alternativa ma pesa la frammentazione dentro il Pd, con il vecchio apparato dirigente che vuole friggere a fuoco lento il segretario. Renzi fa bene a non farsi assorbire dalle ritualità romane, ovvero sentire le quattro campane (Camera, Senato, Quirinale e Palazzo Chigi). C'è una forte discontinuità. Il rischio non è che non lo seguano gli elettori ma il pericolo è un salto nel vuoto. Se la sta giocando tutta".

Secondo Pasini "è sbagliato pensare che la legge elettorale sia la manna dal cielo, perché la si può aggirare facilmente. Il problema è la strutturazione del sistema dei partiti. Se si ha il multipartitismo si aggira la legge elettorale proprio perché non riflette la frammentazione. Dopo 20 anni di democrazia bipolare siamo ancora qui a ancora chiederci se è meglio il maggioritario o il proporzionale. Renzi e Berlusconi devono fare i conti con chi gioca un ruolo di interdizione. E' positivo il nuovo slancio e lo stile del sindaco di Firenze che ha promesso una riforma che gli altri non erano in grado di fare. Ma il cammino di Renzi è tutto in salita, la sua è una via crucis e deve fare tutte le 14 stazioni. Forse lui pensava che il percorso fosse più semplice".

Per ora, comunque, il Pd "non rischia la scissione. Ma rifare il partito ha costi elevati. C'è un dissenso forte e radicato soprattutto nella parte del partito, dominante, che prima sosteneva Bersani. Renzi piace di più all'elettorato diffuso ma meno ai dirigenti e ai militanti. Il suo è un partito pigliatutto più che di identità. Ha una logica moderna. Il suo Pd è un partito non troppo vincolato dai legami con le organizzazioni collaterli. Prima di lui ci ha provato Veltroni, ma non ci è riuscito perché era troppo vincolato alla sua storia. Renzi può farcela ma deve schiacciare sull'acceleratore e se la curva è a novanta gradi rischia di uscire di strada o di andare a sbattere".

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