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Politica
Renzi pronto alle dimissioni. Elezioni tra pochi mesi


Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)


Commentando la debacle ai ballottaggi delle Comunali Matteo Renzi ha detto chiaramente che non si tratta di una sua sconfitta ma di un flop della sinistra. Ed effettivamente Felice Casson, candidato del Centrosinistra che a Venezia ha perso contro Luigi Brugnaro, non è certo un renziano. Anzi, è un esponente di primo piano di quella sinistra del Pd che in questi mesi ha tentato di arrestare le riforme del presidente del Consiglio. I risultati del secondo turno delle Amministrative serviranno al premier-segretario per continuare con ancora più vigore la lotta interna contro le minoranze dem. Renzi metterà sul banco degli imputati i vari Bersani, Bindi, Cuperlo, Fassina etc... responsabili della sconfitta in Liguria il 31 maggio e di quella di Venezia, Arezzo e di altre città il 14 giugno. E' probabile che a questo punto il capo del governo voglia premere sull'acceleratore respingendo al mittente i diktat che di volta in volta arriveranno dalla sinistra interna. La Buona Scuola e le riforme costituzionali saranno il vero banco di prova. Il presidente del Consiglio è convinto che a perdere non è stato lui ma quella parte del partito ancora ancorata alle vecchie logiche e che insiste nel criticare quasi tutte le scelte dell'esecutivo.

La maggioranza del Pd - secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it - risponderà all'esito delle urne tentando di isolare definitivamente le minoranze dem senza lasciare alcuno spazio alla mediazione sui vari provvedimenti che arriveranno in Parlamento. La parola d'ordine sarà quella di adeguarsi alle scelte della Direzione del partito e cioè di Renzi e dei suoi fedelissimi. Il premier-segretario sa che i numeri al Senato ballano, anche se conta sul sostegno di 11-12 verdiniani in uscita da Forza Italia. Ma se le fila della sinistra Pd dovessero ingrossarsi (anche a causa di ulteriore spostamento verso il centro della maggioranza) e se il cammino per il governo a Palazzo Madama dovesse farsi ancora più difficile non è escluso che il numero uno dell'esecutivo decida davvero per lo strappo. Rompere tutto e chidere al Capo dello Stato Sergio Mattarella di andare al più presto alle elezioni politiche anticipate, ovviamente non ricandidando nessuno della sinistra dem. I sondaggi non sono popsitivi per il Pd, vero, ma occorre fare in fretta prima che il Centrodestra si organizzi e diventi competitivo non solo a livello locale ma anche nazionale. I prossimi mesi saranno molto caldi per la politica e probabilmente decisivi non solo per il futuro del governo ma anche per quello dell'intera legislatura.

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