Sabato 21 maggio Matteo Renzi apre ufficialmente la campagna elettorale per il sì al referendum costituzionale. Il presidente del Consiglio – come confermano ad Affaritaliani.it alcuni deputati del Partito Democratico – ha scelto la città di Bergamo per il suo debutto ufficiale. Perché proprio la città orobica? Perché è il cuore del Nord produttivo ma non è una metropoli come Milano. Ed è anche una delle province dove la Lega Nord raccoglie più consensi elettorali.
La decisione di partire da Bergamo il 21 maggio – giorno in cui tutti i ministri e i parlamentari dem saranno coinvolti in banchetti per l’”R-day” – ha un chiaro significato politico. Il premier sfida apertamente il Carroccio, con Salvini schierato fortemente per il no al referendum, e vuole caratterizzare ulteriormente in modo politico il voto sulle riforme. Che, di fatto, sarà un referendum sullo stesso Renzi e sul governo.
Nello stesso giorno, sempre il 21 maggio, Maria Elena Boschi sarà in Emilia e il fedelissimo Luca Lotti in Sardegna. L’obiettivo del presidente del Consiglio è quello di avere un partito coeso in vista delle Amministrative e soprattutto della lunghissima campagna referendaria. Bersani e la minoranza interna hanno promesso lealtà, anche se Massimo D’Alema quasi certamente si schiererà per il no. Ma il sostegno della sinistra dem ha un prezzo politico.
E stando a quanto risulta ad Affaritaliani.it, in caso di successo al referendum, in autunno Bersani, Speranza, Cuperlo e gli altri big della minoranza chiederanno a gran voce alcune modifiche alla legge elettorale. Cambiamenti all’Italicum che potrebbero riguarda il premio di maggioranza, la dimensione dei collegi e forse anche la possibilità di formare coalizioni elettorali. Pare che dietro le quinte Renzi abbia aperto a possibili modifiche, ovviamente qualora vincesse la sfida referendaria, anche se promesse specifiche per il momento non ne ha fatte.


