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Siluro preventivo a Grasso. Renzi pronto ad abolire il Senato

Matteo Renzi non ha escluso la presentazione di un unico articolo che preveda l’abolizione del Senato, nel caso in cui il presidente Grasso ammetta gli emendamenti all’articolo 2, ovvero il cuore dello scontro nel Pd e con le opposizioni sul ddl Boschi all’esame di Palazzo Madama

Matteo Renzi non ha escluso la presentazione di un unico articolo che preveda l’abolizione del Senato, nel caso in cui il presidente Grasso ammetta gli emendamenti all’articolo 2, ovvero il cuore dello scontro nel Pd e con le opposizioni sul ddl Boschi all’esame di Palazzo Madama.

“Se Grasso, se il presidente del Senato riaprirà la questione dell’articolo 2, ascolteremo le ragioni e decideremo di conseguenza”. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, durante la conferenza stampa congiunta con il presidente di turno Ue, il lussemburghese Xavier Bettel, a chi gli chiedeva se, in caso di ammissibilità a emendamenti al punto al centro del duello politico sul dossier riforme, il governo proporrà un solo articolo, sull’abolizione dell’Assemblea di Palazzo Madama.

“Ci interessa il superamento” del bicameralismo perfetto: “Se ci si arriva con l’articolo due o con un altro provvedimento, a noi poco importa”, ha detto il presidente del Consiglio.

“Se sei mesi a lettura vi sembra fare troppo in fretta…”, così Renzi rispondendo alle critiche di chi dice che il governo procede con passo troppo spedito sulle riforme.

SCONTRO IN AULA SUL DDL BOSCHI

Avvio convulso con proteste e scaramucce della seduta in Senato dove è approdata la riforma costituzionale. La discussione è stata infatti subito sospesa e il presidente del Senato Pietro Grasso ha riunito i capigruppo, su richiesta della Lega. L’empasse da superare era il parere della commissione Bilancio sul finanziamento delle missioni internazionali, al primo punto dell’ordine del giorno. La seduta è stato ripresa, lasciando fermo il ddl sulle missioni internazionali (in attesa del parere della commissione) e aprendo la fase della terza deliberazione della prima lettura del ddl costituzionale.
 
“Proseguiamo con la riforma costituzionale. Non c’è alcuna variazione del calendario” ha annunciato il presidente, nonostante le proteste degli M5s per la scelta della maggioranza
 di prevedere sedute oggi e domani con il rischio che a partecipare al dibattito siano solo i senatori delle opposizioni. La partita delle riforme non si concluderà comunque in pochi giorni: c’è tempo fino al 15 ottobre, quando verrà presentata la legge di Stabilità.
 
Si va avanti quindi, nonostante il tentativo delle opposizioni che cercavano di mantenere il testo in commissione. Una prova di forza arrivata dopo lo strappo della minoranza Pd, che martedì aveva deciso di abbandonare il tavolo della trattativa. E con una nuova scadenza importante all’orizzonte: la direzione Pd, convocata da Renzi per lunedì con l’intenzione di sancire la linea. E mettere nell’angolo i ribelli.
 
Parla di creazione di un “presupposto per un possibile ritorno del fascismo” il senatore leghista Roberto Calderoli, che ha denunciato il rischio che il ddl Boschi, in combinato disposto con la legge elettorale, possa dare “ad un partito del 25% la possibilità di fare il Presidente della Repubblica, 10 giudici della Corte costituzionale, le authority e il Csm. C’è uno squilibrio che va corretto” e “se in un sistema la maggioranza si prende gli organi di garanzia, non è più un sistema, ma un regime”.
 
Contrario al ddl Boschi Sel: “Sulle riforme costituzionali è stata prodotta un’inaccettabile accelerazione di carattere politico con gravi conseguenze procedurali e quindi di per sé in modo palesemente anticostituzionale, contrario allo spirito, all’essenza stessa della nostra costituzione” dice la senatrice di Sel Loredana De Petris, illustrando nell’aula del Senato, la pregiudiziale di costituzionalità presentata dal suo partito.”L’effetto di questo ddl è in totale contrasto non solo con l’articolo 1, ma con l’impianto generale della costituzione perchè produce un restringimento fortissimo della democrazia e della sovranità del popolo che ancora una volta viene espropriata”.
 
Beppe Grillo dal suo blog lancia un appello al Capo dello Stato Sergio Mattarella: “Alla luce di quanto avvenuto ieri con la decisione del governo di portare la riforma costituzionale all’esame dell’Aula del Senato senza concludere i lavori nella Commissione competente, disattendendo quanto previsto dalla stessa Costituzione (articolo 72, comma 4), il Movimento 5 Stelle avverte la necessità e l’urgenza di manifestare al Capo dello Stato, Sergio Mattarella, la sua preoccupazione per il grave strappo delle regole e delle procedure parlamentari in atto in queste ore. Confidiamo di trovare in Mattarella la sensibilità istituzionale e l’attenzione che è mancata nell’Aula del Senato. E che il Capo dello Stato ha sempre manifestato, come dimostrano le sue autorevoli parole pronunciate nel discorso in aula nel 2005 proprio mentre si discuteva di riforma costituzionale e in cui il M5S si ritrova completamente. Leggete e diffondete”, continua Grillo pubblicando il discorso di Mattarella, che troncava le riforme costituzionali durante il Governo Berlusconi.
 
Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin (Ncd) da i microfoni di SkyTg 24 si dichiara a favore della riforma del Senato: “Il nuovo centrodestra voterà compatto la riforma del Senato. Le parole di Alfano sono molte chiare: si vota la riforma del Senato che è stata voluta in primis da noi”. Stessa posizione di Enrico Zanetti, segretario politico di Scelta Civica: “È un peccato questa gara a smentire le voci sulla possibilità di una abolizione secca del Senato. Noi la voteremmo di corsa”.