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Renzi rispetti la Democrazia

Ricordando il “ti spezzo le gambe a Belpietro”

 

 

La vicenda in cui il premier uscente (?) ha cacciato l’Italia ha del surreale e si comincia a delineare nella sua complessità un piano ben congegnato fatto da tre direttrici o “disegni” principali uniti e cementati da “trappole” istituzionali sapientemente dosate e con meccanismi ad orologeria pronti a scattare se qualcosa nel piano fosse andato male (come poi è effettivamente accaduto).

Renzi ha tessuto una ingegnosa tela velenosa che non riguarda solo la Costituzione; il piano prevedeva anche una riforma globale della Pubblica Amministrazione, la cosiddetta Legge Madia, bocciata dalla Consulta (di cu stranamente si è parlato molto poco) e un nuovo sistema elettorale, l’Italicum (oltretutto disegnato per il Pd ed ora pericolosamente sostenuto dai Cinque Stelle) che nasceva con evidenti profili di incostituzionalità tanto che su segnalazione di quattro tribunali è sotto giudizio della Suprema Corte fino al 24 gennaio (tempi lunghissimi e francamente sospetti).

I tre tentativi di “golpe” costituzionale erano poi uniti e cementati dal fatto che l’Italicum vale solo per la Camera e non per il Senato che nei disegni autoritari del premier andava abolito e così si bloccava un possibile voto anticipato.

Ma continuiamo a disvelare il progetto complessivo che si è costruito il premier.

Il vero perno su cui tutto ruota è il Presidente della Repubblica Mattarella che è stato -non dimentichiamolo mai- voluto proprio da Renzi che oltretutto per raggiungere il suo scopo ha pagato un prezzo altissimo, fonte imperitura di tutti i suoi futuri guai e cioè la rottura del Patto del Nazareno con Berlusconi che gli è costata la poltrona (per ora).

Infatti per Renzi l’elezione di un Presidente “amico” (dopo il sodalizio di amorosi sensi con Napolitano) valeva qualsiasi costo ma il ragionamento si è rivelato sbagliato in una variabile fondamentale e cioè quel voto democratico con cui domenica scorsa gli italiani hanno bocciato una riforma epocale.

E qui possiamo anche individuare il perché di questa bocciatura che riguarda proprio la figura di Renzi che è stata percepita come strafottente, gradassa, “bulla” ed arrogante.

E si badi bene che fu proprio il premier a voler personalizzare il voto quando aveva il vento in poppa salvo poi rimangiarsi tutto come spesso fa.

Non hanno aiutato i voli blu in aereo e in elicottero per le vacanze.

Non hanno aiutato i selfie con Marchionne e in Maserati, dopo essere giunto a Palazzo Chigi con una Smart finto francescana; non hanno aiutato le cenette alla Casa Bianca con Obama, come non lo hanno aiutato gli endorsement sbagliati alla candidata sconfitta e cioè alla Clinton.

Non hanno aiutato il premier i rapporti difficili con la stampa con un responsabile della comunicazione come Filippo Sensi che ogni giorno stilava liste di prescrizione sui giornalisti buoni o cattivi a secondo se parlassero bene o male del capo.

Un episodio del vero carattere di Renzi, al di là della finta cordialità da boy scout che è uso manifestare, riguarda la telefonata che fece all’attuale direttore de “La Verità” Maurizio Belpietro (allora a “Libero”) in cui lo minacciava letteralmente “ti spezzo le gambe” per un articolo ostile contro la sua protetta la ministra Elena “Etruria” Boschi (di cui parleremo dopo).

In qualsiasi Paese civile il giorno dopo Renzi sarebbe stato cacciato da una sollevazione popolare e dei giornalisti stessi ma in Italia non è accaduto nulla e neppure ci risultano iniziative clamorose dell’Ordine.

Sinceramente questa frase mi ha improvvisamente fatto capire che Renzi è un violento, una persona pericolosa (ancor di più perché questa violenza non la manifesta apertamente) che potrebbe mettere in gioco i valori democratici del Paese.

Neppure i dittatori più spietati infatti si si sono mai permessi tanto; per restare a tempi recenti ci si può immaginare cosa sarebbe successo se Erdogan avesse pronunciato questa gravissima farse intimidatoria? Proteste mondiali e marce di pacifisti generalizzate; da noi la cosa è passata in sordina.

Dobbiamo poi parlare di Maria Elena Boschi la ministra preferita del premier colei che per quasi tre anni è stata l’immagine stessa del governo.

A parte gli atteggiamenti personali della ministra -ognuno si addobba come vuole- Renzi ha pagato la vicenda di Banca Etruria.

Migliaia di persone normali ridotte sul lastrico e la presenza dei “babbi” -come si dice in Toscana- della Boschi e di Renzi dietro le quinte.

Non ha aiutato il premier la vicenda della moglie Agnese, ora santificata nel quadretto rassegnato e obbediente di domenica sera, che ha ottenuto il posto di lavoro sotto casa a tempo indeterminato grazie alla sua legge sulla Buona Scuola che parimenti ha scaraventato da una parte all’altra dell’Italia tanti poveri cristi senza santi in paradiso.

E veniamo al presente.

Nella direzione nazionale di ieri del suo partito Renzi ha fatto un monologo impedendo il normale dibattito democratico che si svolge in queste occasioni; si è comportato da Re nei confronti dei vassalli e ha riacquistato la solita boria che sembrava aver superato nel mogio discorsetto di domenica notte.

Solo qualche anno fa ci sarebbe stata una sollevazione di tutti i delegati; ora è dato tutto per scontato.

Disprezzo per i suoi, disprezzo per gli avversari, disprezzo per gli italiani.

Al Premier “non eletto” vogliamo solo ricordare precedenti illustri: Benito Mussolini e Bettino Craxi.

Il consenso è importante per tutti e neppure lui può “stare in paradiso a dispetto dei santi” e i santi sono in questo caso il popolo.

Faccia dunque attenzione nelle prossime mosse perché la pazienza italica è abbondantemente oltre i limiti da molto tempo e i venti che lui definisce “populisti” sono alimentati proprio da questi pervicaci attaccamenti al potere.

Mattarella ha proposto tre ipotesi dopo il colloquio che ha avuto con Renzi: il reincarico, un governo istituzionale e uno di salute nazionale con la partecipazione di tutti i partiti.

Renzi ha ribattuto: “o al voto subito o governo di larghe intese”.

La prima ipotesi proposta da Mattarella è la più pericolosa perché Renzi sta solo fingendo sdegnato di non volere questa incombenza istituzionale; in realtà, sapendo benissimo che non si può andare al voto subito a causa della trappola istituzionale in cui ha cacciato il Paese, è proprio quello a cui punta.

Infatti la maggioranza in Parlamento ce l’ha se non altro per il fatto che gli onorevoli vedono il traguardo della pensione a settembre 2017 e faranno di tutto per raggiungerlo.

La seconda è impraticabile e anche questa strumentale per Renzi perché già i Cinque Stelle e la Lega si sono detti contrari e serve solo a legittimare il reincarico.

Dunque Renzi con la sua dichiarazione si sta cucinando un bel pasticcino per riavere l’incarico di governo.

L’unica vera proposta plausibile (tra quelle proposte da Mattarella) è quella di un governo tecnico forse a guida del Presidente del Senato Grasso che avrebbe il solo compito di far approvare una legge elettorale un minimo decente (che porti ad una omogeneità tra Camera e Senato), una sorta di “ruotino” di scorta, per andare al voto il più presto possibile.

Renzi cercherà di sabotare questa ipotesi per rimanere comunque in sella e poi vedere di sistemarsi al meglio per il futuro.