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Politica

"Se vinciamo noi e il governo non fa quello che diciamo, finish!". Lo ha detto il candidato alla segreteria del Partito Democratico, Matteo Renzi, parlando delle riforme durante il suo intervento a Prato. Sara' anche strategia da campagna elettorale, ma non passa giorno che Matteo Renzi non lanci messaggi chiari al governo. E oggi ancora di piu': "Ho fatto il bravo, la pazienza e' finita", ha chiarito il sindaco di Firenze. Dunque dal 9 dicembre, se come i sondagi dicono sara' segretario, tocchera' al Pd dettare l'agenda ha ripetuto piu' volte. E in cima alla lista delle priorita' restano le riforme, a cominciare dalla legge elettorale. "Se vinciamo noi e il governo non fa quello che diciamo, finish!", ha chiarito.Ma e' sui contenuti che adesso Renzi vuol puntare. Da giorni il sindaco martella sulla sua proposta di legge elettorale, che ha annunciato di voler presentare prima dell'8 dicembre. Il modello che sembra delinearsi e' un Mattarellum corretto per assicurare governabilita', ma non e' detto che ala fine i piani non cambino.

E c'e' da sciogliere il nodo della maggioranza da coagulare attorno alla riforma che il sindaco intende portare alla Camera dal giorno dopo la vittoria alle primarie. Se si puntasse allo schieramento che regge il governo, difficilmente si potrebbe andare oltre un proporzionale a doppio turno, Se invece si cercasse un asse in parlamento con altre forze, come Sel o il Movimento 5 Stelle, si rischierebbe la tenuta del governo. Del resto le sorti dell'esecutivo sono piuttosto incerte. "Non e' ancora detto che non si vada a votare a primavera", ha spiegato un parlamentare renziano. E di certo Renzi non intende fare sconti a Enrico Letta. "Se votate per me l'8 dicembre, il Pd dice con forza al governo che sulle riforme elettorali e istituzionali si smette di prendere in giro i cittadini e in un tempo limitato si portano a casa i risultati", ha ribadito oggi.

Per imporsi, pero', Renzi non ha bisogno solo del consenso popolare: dirimente sara' anche il sostegno nei gruppi parlamentari. Qui i vecchi equilibri pesano ancora e il socio di peso del sindaco, Dario Franceschini, ha di fatto in mano il boccino. Lo ha dimostrato sulla vicenda di Annamaria Cancellieri e sull'elezione del membro dell'Agcom, con il candidato renziano sconfitto. Il ministro ha costruito un asse di ferro con Letta, ma non e' detto che in futuro le cose non cambino. "Se Franceschini riuscira' a far pesare la sua influenza sulla composizione delle liste, e avra' la sicurezza di vedere allargato il gruppo di parlamentari che fanno riferimento a lui, potrebbe essere meno restio a chiudere l'esperienza delle larghe intese", ha spiegato un parlamentare

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