Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)
Matteo Renzi si gioca il tutto per tutto. Unioni civili e Legge di Stabilità, due temi che stanno mettendo a dura prova la tenuta della maggioranza. Sulle coppie gay la ministra Boschi ha fatto una parziale retromarcia, almeno per quanto riguarda le adozioni, apprezzata dall’Ncd. Ma la fibrillazione resta elevata. Alfano minaccia la richiesta di voto segrete in Aula anche se il Pd sa perfettamente di avere i numeri, grazie al Movimento 5 Stelle, a Sel e a una fetta di Forza Italia (Prestigiacomo e Carfagna in testa). E’ vero che i cattolici dem sono in fermento, guidati da Beppe Fioroni, ma sia alla Camera sia al Senato non dovrebbero esserci problemi per il via libera alle unioni civili.
Resta la probabile scissione di Area Popolare con la parte più di Centrodestra – da Quagliariello a Giovanardi – pronta a togliere la fiducia a Renzi. Una decina di voti in meno per il governo che potrebbero far tremare il premier a Palazzo Madama. Anche a causa del combinato disposto coppie gay-Legge di Stabilità. La sinistra Pd stavolta sembra fare sul serio. D’Attorre di fatto è fuori dal partito mentre Bersani attacca la manovra definendola addirittura “anti-costituzionale”. Renzi nicchia e tira dritto: in Parlamento l’abolizione dell’Imu Tasi sulla prima casa per tutti non si tocca. E’ evidente che davvero la minoranza dem facesse le barricate e non votasse il provvedimento, considerando anche i dissidenti dell’Ncd, il presidente del Consiglio non avrebbe più i numeri a Palazzo Madama, nonostante il sostegno quasi acritico dei verdiniani e delle tre senatrici di Flavio Tosi.
Ma è proprio questo il piano di Renzi. Dopo l’ok alle riforme istituzionali, il 2015 si chiude con il botto: unioni civili e Legge di Stabilità, o la va o la spacca. Pronta la minaccia di elezioni anticipate e tutti a casa. Se lo spauracchio del voto a breve convincerà Ncd e sinistra dem a non fare scherzi in Aula, il premier-segretario andrà avanti come un treno fino al 2018, in caso contrario sarebbe pronto a correre alle urne (Mattarella permettendo) giocando una campagna elettorale tutta all’attacco dei nemici di centro e di sinistra. “Non mi hanno lasciato riformare l’Italia”, direbbe prima del voto Renzi, trasformando le elezioni in un referendum su stesso. Tema chiave l’abolizione delle tasse sulla prima casa per tutti che, non a caso, in molti nella minoranza dem hanno bollato come una boutade elettorale.
