Martedì prossimo al Senato è calendarizzato all’ordine del giorno una mozione di sfiducia sul ministro del lavoro Giuliano Poletti presentata da Sinistra italiana con le firme anche delle altre opposizioni, dai Cinque Stelle alla Lega Nord.
Ricordiamo che Poletti è stato prima delle feste al centro di una polemica mediatica per avere detto che di diversi giovani italiani che migrano all’estero non se ne sarebbe sentita la mancanza e questa mancanza di politically correct (non siamo ancora nell’America di Trump) è stata disastrosa.
Subito dopo, il figlio, Manuel si è trovato al centro dei riflettori essendo il direttore di un giornale finanziato con soldi pubblici di una Coop (il padre è stato presidente), “Sette Sere”.
Recente la minaccia di morte che gli è giunta in busta con tre proiettili dopo essere stato insultato sui social, a riprova dell’estrema pericolosità che ormai comporta esprimere il proprio pensiero pubblicamente.
Adesso la polemica da mediatica diviene strettamente politica ed anzi è il primo banco di prova che mostrerà i nuovi equilibri politici del post referendum.
Infatti, il governo e Renzi in primis, vorrebbe liberarsi del ministro ingombrante prima di un eventuale voto che metterebbe in difficoltà la maggioranza del Pd stesso, ma la minoranza Dem non ci pensa proprio ad “aiutare” il proprio segretario a togliere le castagne dal fuoco e quindi potrebbe astenersi al voto provocando la sfiducia.
Quindi Renzi vuole che il ministro si dimetta prima di arrivare ad un eventuale voto di sfiducia.
Ricordiamo che il ministro Poletti è stato al centro dell’attenzione anche per una imbarazzante foto che lo ritraeva ad una cena con Salvatore Buzzi, il dominus di Mafia capitale ed era in procinto di “saltare” nel rimpasto fotocopia del governo Gentiloni.


