Nel dibattito sulla crisi energetica torna al centro la responsabilità delle scelte politiche degli ultimi anni. Durante la trasmissione 4 di Sera, il giornalista Maurizio Belpietro ha espresso una critica netta al sistema italiano, accusato di non essersi preparato adeguatamente alle emergenze energetiche.
Secondo Belpietro, il problema non nasce oggi, ma è il risultato di una lunga serie di decisioni — o mancate decisioni — che hanno rallentato lo sviluppo del settore. Nel mirino finiscono in particolare le opposizioni al nucleare, le resistenze alla costruzione di impianti per le energie rinnovabili e i continui ostacoli alla realizzazione di infrastrutture strategiche come i rigassificatori.
Il giornalista ha ricordato diversi progetti rimasti incompiuti o bloccati nel tempo, citando casi emblematici come quelli di Brindisi, Trieste e Porto Empedocle. Secondo questa lettura, l’Italia avrebbe perso anni cruciali senza dotarsi degli strumenti necessari per affrontare crisi come quella attuale.
Un altro punto sollevato riguarda le contraddizioni interne al dibattito energetico: da un lato l’opposizione al nucleare, dall’altro le difficoltà nella realizzazione di impianti eolici e fotovoltaici, spesso ostacolati a livello locale. Un mix che, sempre secondo Belpietro, avrebbe impedito al Paese di costruire una strategia coerente.
Il risultato, conclude il giornalista, è un sistema energetico fragile, esposto agli shock internazionali e incapace di rispondere con rapidità alle emergenze. Una situazione che oggi si traduce in costi elevati e maggiore dipendenza dall’estero, in un contesto geopolitico già fortemente instabile.
