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Retroscena/ Il rischio elezioni è concreto. Con i transfughi Letta non ci sta


Di Alberto Maggi

Enrico Letta è stato chiaro: no a governicchi. Traduzione: il premier non va avanti con il governo se non avrà la maggioranza del Pdl o di un folto gruppo di ex berlusconiani. Una maggioranza risicata alla Scilipoti o Pallaro non interessa. Non va bene. E non consentirebbe di avere quella stabilità tanto invocata anche dal Capo dello Stato. Fonti del Pd vicine al presidente del Consiglio spiegano ad Affaritaliani.it che la linea di Letta non cambierà nelle prossime ore. Assunzione di responsabilità di fronte al Paese e all’Europa, sarà la parola d’ordine del discorso in Parlamento.

Se poi nella nuova Forza Italia prevaranno i falchi il premier rassegnerà le dimissioni, anche dovesse ottenere una maggioranza (probabilmente risicata) a Palazzo Madama. E dopo? Il Presidente farà di tutto per evitare lo scioglimento anticipato delle Camere. E l’ipotesi più probabile sarà quella di un governo del Colle chiamato a fare la legge di stabilità e a riformare il Porcellum per poi votare a febbraio-marzo del prossimo anno. I nomi dei papabili premier sono Fabrizio Saccomanni e Giuliano Amato.

Più il secondo del primo, in quanto l’attuale ministro dell’Economia non è certamente ben visto dal Centrodestra e men che meno dal Movimento 5 Stelle. Ma attenzione: la strada è tutta in salita. Dipende tutto da quanto saranno fedeli gli azzurri al Cavaliere e i pentastellati a Grillo. Alla fine, anche se quasi tutti non le vogliono, le elezioni con questa legge elettorale prima di Natale potrebbe essere davvero l’ultima ma anche unica spiaggia…