Diceva Nanni Moretti “chi parla male, pensa male”
“Presidente Biden, l’Europa chiede la pace”: sono il crollo e la speranza del sogno europeo, le parole di Mr Draghi pronunciate al Presidente americano nel corso della visita negli USA, nel pieno delle sue funzioni.
Perché?
Perché non si accompagnano ad alcuna azione concreta; se si escludono le parole di Antonio De Caro, Presidente dei Comuni italiani, circa la sua contrarietà a cancellare la Storia, la memoria dei fatti, la targa donata dalla Presidenza della Russia a Bari resta dov’è, se ne affiancherà un’altra, se si esclude l’esiguo passaggio lasciato aperto dal Ministro Franceschini di dialogo tra i dirigenti della PA amministrazione di Russia ed Italia in campo culturale.
Nel ripercorrere a ritroso l’esperienza del governo Draghi, torniamo, che coincidenza, al primo interfaccia, sotteso, tra il Presidente USA e il Premier italiano, uno dopo l’altro scelgono di inaugurare una stagione di iperboli comunicative contro i cosiddetti “autocrati”, alle quali, come eterogenesi dei fini, seguono lo scoppio di conflitti sanguinari in diversi Stati di Frontiera, molti altri a rischio.
Diceva Nanni Moretti “chi parla male, pensa male”, ma forse nessuno ha pensato di tradurlo in multi lingue, appunto, come il Comune di Milano si è ben guardato dal farlo per il catalogo degli immobili abbandonati di sua proprietà.
Milano, la città di Expo, grazie ad esso capitale del turismo, una delle città promotrici delle Olimpiadi: “Se lo facciano da soli”, mi dice un responsabile marketing mostrando nel suo piccolo quotidiano, proprio esattamente quel medesimo amore per gli altri tanto cantato da Papa Francesco.
La storia recente d’Italia ha visto il nostro Paese protagonista nel mondo per capacità diplomatiche gestionali: Alessandro Profumo lo ricorda sempre, lui che ha viaggiato in tutto il mondo occupandosi di finanza e sicurezza, ma soprattutto, dico sempre io, di organizzazione di impresa, la materia nella quale a mio avviso eccelle. Dice sempre: “La dote migliore per la quale gli italiani sono apprezzati in tutto il mondo è la capacita diplomatica nella gestione di situazioni complesse”.
Gliel’ho sentito dire tante volte: a Napoli col sistema di imprese da far crescere, a Siena coi sindacati, ai numerosi festival culturali a cui, smessi i panni delle fondazioni bancarie, partecipa meno, eppure il complesso di aziende della Difesa che dirige, investe il 30% del suo bilancio in cultura.
Al Leoncavallo dove sono di un’intelligenza superiore da sempre, per me rappresentano gli eredi più accreditati di Primo Moroni, ogni volta resto sorpresa dalla loro capacità di essere sul pezzo, mostrano l’incongruenza tra armi e cultura e chiedono al Sindaco di Milano di estromettere tutte le aziende che vendono morte, dall’elenco degli sponsor (Palazzo del 900).
Non si può dire in effetti che la contraddizione non sia illuminante.
In una delle prime dichiarazioni, dopo l’apertura del conflitto russo ucraino, Franco Gabrielli tese a rassicurare gli italiani circa una serie di pericoli che si sarebbero potuti presentare, “ma che al momento non ci sono” disse, ormai mesi fa; lo ripetè pure più volte.
La capacità politica del Prefetto Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio sta nella pedagogia rivolta a tutti noi: dipende da noi, dipende dalle scelte che compiamo se avremo descalation.
Allora lo spazio indicato dal Leoncavallo, quel 30% che la Difesa investe in cultura, è la nostra carta di tornasole.
E’ l’investimento in coesione sociale, la delega di cultura politica che la Polizia italiana ha alimentato dalla struttura tecnica europea a quella politica, quella delega attribuita all’unanimità al Commissario europeo Josep Borrell in quanto responsabile politico della difesa dei confini europei, a cascata agli Affari Interni, al Tesoro e Sviluppo economico, ai Trasporti e, naturalmente per l’Italia, al Capo dell’ interministeriale delle Forze di Difesa e Sicurezza, il Quirinale.
Ecco dove destinare quel 30% di risorse per attuare le parole del Presidente della CEI, Zuppi: ”la pace è sempre possibile”.
La coesione sociale sono progetti e servizi volti a prevenire e mediare i conflitti, per questo rappresentano la cultura dei politici del comparto Difesa e Sicurezza, obiettivamente il Coordinamento Interforze di Milano ha mostrato a mio avviso una grande capacità di indirizzo in proposito, anche Bologna ai tempi dell’Assessore Malagoli, inspiegabilmente per me estromesso dalla Giunta, così apprezzato dalle specialità cittadine, come ebbi modo di apprendere a Napoli, una capacità di coesione sociale che gli uomini e le donne del comparto trasferiscono ai politici, una struttura tecnica di cui Borrell è ad oggi sprovvisto. E non solo lui.
Eppure negli errori di gestione del Governo Draghi, iniziati proprio sul fronte anti covid quando invece di incrementare i gazebo per vaccini e tamponi, si scelsero solo i primi, mostrando totale sfiducia nel senso di responsabilità di quegli italiani che tre volte al dì si facevano il tampone, il dialogo milanese tra la bravissima poliziotta e l’empatica no vax, avrebbe dovuto dire molto ad un Premier che eccelleva in comunicazione alla BCE.
Nel mese di campagna elettorale che ci apprestiamo a seguire, la comunicazione di ognuno di noi è fondamentale per scegliere quale governo del Paese, altresì è corretto richiamare il passaggio migliore dell’intervento di Draghi alle Camere prima di ottenere la fiducia: Milano Cortina 2026: non solo un’occasione di sviluppo, la speranza stessa di futuro.
Non possiamo rassegnarci ai droni cecchini, alle auto fatte saltare, alle esplosioni sanguinarie, non possiamo rassegnarci all’assenza dello stato di diritto, della pace e democrazia: l’Europa nasce e si sviluppa esattamente per questo, in seno alle Nazioni Unite, scegliendo il multilateralismo.
L’Italia sostiene i popoli in difficoltà, lavora per la pace e si batte contro ogni discriminazione. Dimostriamolo.
Ripartiamo dalla richiesta della Cancelliera Merkel all’Ucraina: “una Costituzione che tuteli i russofoni delle repubbliche in cui sono maggioranza”, ora che l’Ucraina entra finalmente in Europa, non abbiamo più scuse.
Eleggiamo l’Assemblea costituente per la Costituzione dei Popoli europei e dotiamoci di una Carta costituzionale che tuteli innanzitutto le donne e gli uomini di Strategic Compass, perché sono le forze di difesa e sicurezza le persone su cui scarichiamo le nostre incapacità politiche. Non dobbiamo dimenticarlo.


