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Riforma elettorale: tornano le preferenze, ma il capolista resta bloccato

L’emendamento ridisegna il modo di votare per Camera e Senato: fino a tre preferenze con alternanza di genere, liste corte da sette candidati e nuove regole per i pluricandidati

Riforma elettorale: tornano le preferenze, ma il capolista resta bloccato

Riforma elettorale: tornano le preferenze

Torna il voto di preferenza nelle elezioni politiche italiane. È questo il cuore dell’emendamento alla riforma della legge elettorale, che interviene in profondità sul decreto del Presidente della Repubblica n. 361 del 1957 (per la Camera) e sul decreto legislativo n. 533 del 1993 (per il Senato), ridisegnando la scheda, le modalità di espressione del voto e i criteri di proclamazione degli eletti.

Fino a tre preferenze, ma non per il capolista

La novità più rilevante riguarda la possibilità per l’elettore di esprimere fino a tre preferenze in favore dei candidati nel collegio plurinominale della lista votata. Resta però una eccezione significativa: il capolista è escluso dal voto di preferenza e mantiene di fatto una posizione “bloccata”, garantita dall’ordine di presentazione deciso dal partito. Accanto al suo nome, infatti, non comparirà il quadrato destinato al segno di preferenza previsto per tutti gli altri candidati.

Il testo introduce inoltre un vincolo di alternanza di genere nelle preferenze: se l’elettore esprime più di una preferenza, queste devono riguardare candidati di sesso diverso, pena l’annullamento della seconda e della terza preferenza secondo l’ordine di lista.

Liste da sette candidati e alternanza di genere

Cambia anche la composizione delle liste nei collegi plurinominali: il numero dei candidati sarà in ogni caso pari a sette, compreso il capolista. Sul fronte della parità di genere, il candidato che segue immediatamente il capolista potrà essere anche dello stesso genere del capolista, ma a partire da quella posizione tutti i candidati dovranno essere collocati secondo un ordine alternato di genere, a pena di inammissibilità della lista.

Viene inoltre rivisto il limite alle pluricandidature: nessun candidato potrà essere presente, con lo stesso contrassegno, in più di cinque collegi plurinominali, sia come capolista sia in altra posizione, a pena di nullità.

Come si vota: le nuove regole sulla scheda

L’elettore disporrà di un voto da esprimere su un’unica scheda, recante il contrassegno di ciascuna lista con i nomi dei candidati del collegio plurinominale e dei candidati delle liste circoscrizionali presentate ai fini dell’eventuale attribuzione del cosiddetto premio di governabilità. La preferenza si esprimerà tracciando un segno nel quadrato posto a fianco del nome del candidato prescelto.

Il testo disciplina in dettaglio anche i casi dubbi, per ridurre il contenzioso sulle schede: il segno tracciato sul nome del capolista, senza voto sul contrassegno, varrà come voto alla lista; il segno su un candidato non capolista varrà come preferenza validamente espressa e, in assenza di altri segni, anche come voto alla lista. Sarà invece nulla la preferenza espressa per un candidato di una lista diversa da quella votata, mentre in caso di segno sul contrassegno di una lista e sul capolista di un’altra prevarrà il voto alla lista identificata dal contrassegno.

Graduatorie e proclamazione degli eletti

Con il ritorno delle preferenze cambia anche il meccanismo di attribuzione dei seggi. Gli uffici elettorali dovranno determinare per ciascun candidato la cifra elettorale individuale (il totale delle preferenze valide ottenute nel collegio) e stilare una graduatoria per ogni lista, escluso il capolista; a parità di preferenze prevarrà l’ordine di presentazione. I seggi saranno assegnati partendo dal capolista e proseguendo poi secondo la graduatoria delle preferenze, superando così il criterio del semplice ordine di lista.

Regole precise anche per i candidati eletti in più collegi: chi risulta eletto sia come capolista sia in altra posizione sarà proclamato nel collegio in cui è capolista; chi è eletto capolista in più collegi sarà proclamato dove la propria lista ha ottenuto la percentuale più bassa; chi è eletto in più collegi in posizione diversa da quella di capolista sarà proclamato dove ha ottenuto la migliore cifra individuale percentuale. Il deputato eletto sia in un collegio plurinominale sia nella lista presentata per il premio di governabilità si intenderà eletto in quest’ultima.

Un impianto speculare per il Senato

Le stesse regole — tre preferenze con esclusione del capolista, alternanza di genere, liste da sette candidati, graduatorie basate sulle preferenze — vengono estese in modo speculare all’elezione del Senato della Repubblica. L’emendamento sostituisce infine i modelli delle schede elettorali di Camera e Senato negli allegati, adeguandoli al nuovo sistema di voto con la colonna dei candidati e i quadrati per le preferenze.

Nel complesso, l’intervento segna un cambio di paradigma rispetto al sistema delle liste interamente bloccate: la scelta degli eletti torna in larga parte nelle mani degli elettori, pur conservando ai partiti la garanzia del capolista bloccato e il presidio dell’equilibrio di genere nella composizione delle liste.

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