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Meloni si blinda fino al 2032 e il Centrodestra eleggerà il successore di Mattarella. In anteprima la nuova legge elettorale
Modello Regionali, addio ai collegi, no preferenze. I dettagli

Nel Centrodestra resta aperta la questione se scrivere sulla scheda il nome del candidato premier oppure no
Il 2026 appena iniziato sarà l'anno delle riforme. Almeno così stando alle dichiarazioni e alle intenzioni del Centrodestra di governo. Il primo appuntamento è il referendum confermativo sulla riforma costituzionale della giustizia che la maggioranza vuole assolutamente far svolgere prima di Pasqua, quindi entro fine marzo, anche per poter poi avere il tempo di varare i decreti attuativi - in caso di vittoria del SI' sulla quale il Centrodestra è sicuro - per eleggere i membri dei due CSM, frutto della riforma, con le nuove regole. Elezioni prevista a ottobre-novembre.
C'è poi l'autonomia regionale differenziata da aggiustare in Parlamento e il provvedimento è già incardinato nella prima commissione del Senato, Affari costituzionali, e, malgrado non sarà proprio quello che chiedono i leghisti doc come Luca Zaia, con un'attenta definizione dei LEP (livelli essenziali delle prestazioni, ndr), entro fine anno sicuramente dovrebbe esserci il via libera. L'altra grande riforma è l'elezione diretta del presidente del Consiglio. Fonti di Fratelli d'Italia spiegano che la premier e il suo partito sanno perfettamente che non ci sono i tempi per finire l'iter in Parlamento e tenere il referendum confermativo entro le elezioni politiche del 2027, ma l'intento è quello di arrivare entro fine legislatura all'approvazione definitiva del premierato in Parlamento in modo da svolgere la consultazione referendaria dopo le Politiche.
L'attenzione si sposta dunque sulla legge elettorale che certamente verrà modificata e sulla quale - secondo quanto risulta ad Affaritaliani - nella maggioranza c'è già un accordo di massima. Il sistema che verrà adottato sarà quello delle elezioni regionali e quindi un proporzionale con un premio di maggioranza per la prima coalizione (o in teoria anche partito) che dovrebbe scattare con il superamento del 42% dei voti portando il 55% dei seggi a Montecitorio e a Palazzo Madama.
Con questa soglia i costituzionalisti del Centrodestra ritengono che non ci saranno problemi con la Consulta. Cancellati i collegi uninominali, anche perché le ultime Regionali hanno confermato che nelle grandi città da Nord a Sud il Centrosinistra potrebbe vincere quasi ovunque mettendo così a rischio i numeri per il Centrodestra (nel caso in cui si tenesse il Rosatellum che prevede appunto un terzo di parlamentari eletti nei collegi per entrambi i rami del Parlamento).
Lo sbarramento di ingresso in Parlamento potrebbe essere molto basso, per garantire rappresentatività ed essendoci comunque il premio di maggioranza a garanzia della stabilità di governo. Si ipotizza il 3 o addirittura il 2%. Una mossa che certo non serve ad Azione guidata da Carlo Calenda ed Ettore Rosato che sta lavorando a un polo moderato e centrista alternativo ai due schieramenti, insieme anche ai liberaldemocratici di Luigi Marattin, che ambisce alla doppia cifra. Ma con la soglia al 2%, teoricamente, anche i sovranisti di Marco Rizzo e Francesco Toscano (Democrazia Sovrana Popolare) potrebbero avere qualche speranza.
Quasi sicuramente non ci saranno le preferenze come invece ci sono alle Europee e alle Regionali, ma nelle circoscrizioni provinciali (che saranno in base al numero della popolazione e quindi varieranno come dimensione territoriale) dovrebbero essere previste liste bloccate. I leader di partito non vogliono sorprese e vogliono soprattutto la certezza di portare in Parlamento, o almeno provarci (dipenderà poi dai risultati elettorali), i loro fedelissimi.
Nel Centrodestra resta aperta la questione se scrivere sulla scheda il nome del candidato premier oppure no. L'idea non convince Forza Italia e la Lega, che vorrebbero tenere la regola implicita attuale creata anni fa da Silvio Berlusconi con la quale il leader del primo partito della coalizione vincente va a Palazzo Chigi, ma Fratelli d'Italia tira dritto e, proprio nello spirito del premierato, farà di tutto per inserire il nome sulla scheda (ovviamente Giorgia Meloni). Questo anche per mettere in difficoltà il Centrosinistra o campo largo che faticherà moltissimo a trovare una sintesi su programma e nome del candidato presidente del Consiglio.
In FdI, facendo due calcoli, sono certi - sondaggi alla mano - di arrivare intorno al 47-48% con il partito della premier intorno al 30%. E con questa legge elettorale Meloni si blinderebbe a Palazzo Chigi e alla guida del Paese fino al 2032 eleggendo anche nel 2029 (fattore molto importante da tener presente) il primo presidente della Repubblica di Centrodestra della storia della Repubblica italiana.
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