Lunga maratona notturna alla Camera che ha dato il via libera agli emendamenti alla riforma del Senato. L’esamei e l’approvazione quindi dei 40 articoli che riscrivono la Costituzione è avvenuta però in un’Aula semivuota, con le opposizioni che hanno disertato l’Aula come avevano annunciato
Presenti solo alcuni deputati del M5S e di Fi “a presidio – secondo quanto raccontano loro stessi – del regolare andamento dei lavori”. Assenze che sono “una ferita istituzionale”, ha ammesso il deputato Pd Ettore Rosato chiudendo i lavori dell’Assemblea che vengono accolti da un applauso dei deputati. Tra gli esponenti della minoranza Pd, non hanno votato Stefano Fassina e Pippo Civati. Per il via libera finale al provvedimento occorrerà aspettare i primi giorni di marzo.
“Piuttosto che non farle, le votiamo da soli”, aveva detto il capogruppo del Pd alla Camera, Roberto Speranza, a pochi minuti dall’assemblea del Partito democratico nella quale è intervenuto anche Matteo Renzi.
E proprio ai suoi (riuniti anche dopo le insistenze della minoranza dem intrisa di malumori) il premier ribadisce il concetto: “Se passa la logica per cui l’ostruzionismo blocca il diritto e dovere della maggioranza di fare le riforme è la fine. Minacciano di non votare? Problema loro”. Su Twitter è stato il sottosegretario Ivan Scalfarotto a riportare le affermazioni del leader Pd: “Non ho subìto ricatto Cav – scrive -, non mi farò ricattare da Grillo”.
SCONTRO TOTALE SULLE RIFORME, ECCO CHE COSA E’ SUCCESSO VENERDI’ – E’ scontro totale sulle riforme. Fallito anche l’ultimo tentativo di mediazione tra il Pd e il M5s, Matteo Renzi annuncia che intende proseguire a passo di marcia e le opposizioni si ritirano sull’Aventino, chiedendo l’intervento di Sergio Mattarella. Una situazione che fa masticare amaro la minoranza Pd, colpita dal muro contro muro. Una giornata, quella di ieri, durata fino a tarda notte e con ancora il ricordo della rissa di giovedi’sera. Renzi, rientrato da Bruxelles, e’ andato alla Camera per mandare un messaggio di compattezza e determinazione alle opposizioni e si e’ detto pronto anche al voto se il Parlamento dimostra di non saper varare una riforma.
Il messaggio di determinazione viene confermato all’assemblea del gruppo Pd: l’ostruzionismo sulle riforme, spiega ai deputati dem “e’ un tentativo di bloccare il governo non le riforme” ma io “non mi faccio certamente ricattare da Grillo sulle riforme costituzionali”. Dunque, “domani si chiude”, se l’opposizione non partecipa al voto “noi comunque andremo avanti”. Le parole di Renzi sono lette come una chiusura totale dalle opposizioni che abbandonano l’aula e annunciano l’Aventino. Prima Lega, Sel e M5s, poi Forza Italia, lasciano gli scranni di Montecitorio e danno vita a una conferenza stampa congiunta. “Ci sono tutte le opposizioni rappresentate in Parlamento – spiega Renato Brunetta – denunciamo la deriva autoritaria, un colpo mortale alla democrazia. Ci sono delle violenze metodologiche inaccettabili” da parte del Pd e della maggioranza. Il governo, minaccia il capogruppo di Forza Italia, d’ora in poi vedra’ “i sorci verdi” su ogni provvedimento.
Le opposizioni chiedono anche un incontro al presidente della Repubblica, che fa sapere di essere disponibile a incontrarli da martedi’. Cioe’ quando presumibilmente le riforme saranno gia’ state votate dalla Camera. Un modo per far depositare un po’ le polveri. E anche, spiegano al Quirinale, per chiarire che ogni istituzione e’ autonoma: la Camera fa il suo lavoro ed ha organi di autocontrollo, la presidenza della Repubblica valuta le leggi quando giungono sul suo tavolo, non prima. Una posizione che fa gridare allo scandalo Beppe Grillo: “Il silenzio di Mattarella di fronte allo scempio della Costituzione fatto da Renzie, mai eletto neppure in Parlamento che ieri notte si aggirava come un bullo in parlamento a provocare le opposizioni. Questo silenzio e’ inquietante, forse peggio dei moniti di Napolitano”. Il muro contro muro preoccupa la minoranza Pd. “Non possiamo votare le riforme senza nemmeno la presenza delle opposizioni” e’ il ragionamento. Pippo Civati e Stefano Fassina annunciano che non voteranno le riforme.
Gianni Cuperlo chiede una pausa di riflessione ma la maggioranza del suo partito boccia la richiesta. Una fibrillazione, quella nel Pd, che agita le acque. “Se manca il numero legale si va a elezioni” ragiona qualcuno nella maggioranza. Alla fine si decide di riconvocare l’assemblea del gruppo Pd per un chiarimento tra i dem. Ma intanto Matteo Renzi, a pomeriggio inoltrato, torna a chiarire la sua linea e twitta: “Da anni la politica non fa le riforme. Noi ascoltiamo tutti, ma non ci facciamo ricattare da nessuno”. “La riforma sara’ sottoposta a referendum. Vedremo – chiude – se la gente stara’ con noi o con il comitato del no guidato da Brunetta, Salvini e Grillo”. All’assemblea Pd per la prima volta da quando non e’ piu’ segretario interviene Pierluigi Bersani e chiede che si faccia un ulteriore sforzo per tenere aperto il dialogo, per far rientrare le opposizioni in aula. Anche Rosy Bindi chiede di interrompere la seduta fiume per favorire il dialogo.
Matteo Orfini pero’ fa notare che si puo’ cercare il dialogo senza rallentare il treno delle riforme. “Non ho mai visto tanti nostalgici del nazareno” ironizza Renzi chiudendo la riunione. “Noi dobbiamo mantenere aperta la strada del dialogo ma non c’e’ motivo per interrompere la seduta fiume” taglia corto. La notte e’ lunga, tutto ora, riforme e legislatura, si gioca sul numero legale.









