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Politica
Riforme, scontro Fi-Pd alla Camera
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Le riforme tornano in aula, e ripartono gli scossoni politici. L'azzurro Francesco Paolo Sisto (Fi) si dimette da relatore delle riforme istituzionali a Montecitorio nel tentativo di far pesare alla maggioranza di governo le conseguenze dello strappo tra premier ed ex Cav. Subito Lega Nord più Movimento 5 Stelle chiedono che il provvedimento torni all'esame della commissione Affari costituzionali. Di fatto, una immediata sospensione dei lavori. Ma l'aula boccia a larga maggioranza la richiesta (124 i voti di scarto) ed è da notare che Fi si esprime come il resto della minoranza parlamentare. Una linea, quella dell'opposizione, che però il forzista (e dissidente interno ai berlusconiani) Maurizio Bianconi si affretta a bollare come una "farsa".

Dopo l'elezione del presidente della Repubblica e la 'pausa di riflessione' di oltre una settimana, è ripreso l'esame del ddl riforme costituzionali in aula alla Camera. Un disegno di legge che modifica la composizione del Senato, il procedimento legislativo e la ripartizione di competenze tra Stato e Regioni, dopo la pausa di due settimane per l'elezione del presidente della Repubblica.

Dopo la rottura del patto del Nazareno, però, arriva subito la mossa di Sisto che spiega così la sua decisione: "Forza Italia è libera di non essere contenta" pertanto ritengo che "le scelte di Fi sono incompatibili col mio ruolo di giocatore in questa partita e così col dolore profondo del giurista, non c'è cosa più esaltante che scrivere la Costituzione, rinuncio al ruolo di relatore di questo provvedimento restando arbitro imparziale" (video). A questo punto, relatore del provvedimento resta il dem Emanuele Fiano.
 
Proprio dal Pd arriva l'avanti tutta del capogruppo Roberto Speranza: "Il fatto che la maggioranza delle riforme sia più stretta non è un fatto positivo, ma non ci sono poteri di veto" sulle riforme su cui "ritengo fondamentale affermare tutta la nostra volontà di andare avanti". Le riforme "si fanno perché ne ha bisogno l'Italia. Non ne abbiamo mai fatte perché ne ha bisogno qualche leader politico". A ribadire il concetto è poi Luca Lotti, fedelissimo di Renzi: "Mi dispiace per le dimissioni di Sisto, ma noi andiamo avanti. Il patto del Nazareno è scritto nelle riforme che stiamo portando avanti. Non metto bocca nei partiti degli altri, vedremo come si comporteranno in aula, ma non mi pare che dentro Forza Italia ci siano le idee chiare".

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi aveva già sollecitato la necessità di fare in fretta sulle riforme anche se queste dovessero essere approvate senza Forza Italia. Il premier, come anche il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi, è convinto che in parlamento i numeri per andare avanti ci sono comunque. "I tempi - ha detto oggi la Boschi - sono maturi per chiudere le riforme sabato e noi abbiamo deciso di andare avanti. Ovviamente molto dipenderà dal comportamento delle opposizioni". Quanto all'iter, il ministro ha aggiunto: "Prima ci sono le riforme costituzionali e i decreti legge, poi sarà il turno della legge elettorale".

Silvio Berlusconi, invece, ha fatto sapere che Fi ricomincerà a svolgere il suo ruolo di opposizione e che voterà solamente le norme "positive per il Paese". Una dichiarazione che potrebbe essere rafforzata dopo l'incontro con il leader del Carroccio, Matteo Salvini, che fa intravedere un "patto di opposizione forte" per mettere i bastoni tra le ruote a Renzi (sulle riforme, appunto) e la presentazione di una serie di subemendamenti agli emendamenti dei relatori.

A rincarare la dose, è Renato Brunetta, capogruppo azzurro a Montecitorio (che nel corso della giornata sarà protagonista di un botta e risposta via Twitter con la deputata dem Alessia Morani definita "battutara"): "Sarebbe oggi - dice il parlamentare - pura irresponsabilità concorrere a una direttrice autoritaria. La maggioranza si fermi". Il deputato annuncia poi ostruzionismo alle riforme, "una corsa rovinosa verso il disastro che faremo di tutto per rallentare". E aggiunge che il patto del Nazareno è saltato "per la scelta unilaterale del presidente della Repubblica, al quale non facciamo mancare il nostro omaggio, da parte del premier Renzi e del Pd. Un colpo premeditato e mortale". Poi, sempre Brunetta risponde a chi dal suo partito contesta alcuni voti in aula in linea col Pd: Forza Italia - dice - fa "un'opposizione responsabile e selettiva, non meccanicistica. La linea che stiamo tenendo in aula sul federalismo è quella espressa dalla giunta regionale lombarda, che vede d'accordo la Lega, Ncd e Forza Italia. Il resto sono strumentalizzazioni. Gli effetti della rottura del patto del Nazareno si vedranno nei voti sugli articoli e nel voto finale". Un'opposizione che il deputato dem Matteo Richetti definisce "doubleface" su Twitter.
 
Il calendario dei lavori si presenta comunque serratissimo: si lavorerà  dalle 9 alle 23 tutti i giorni, sabato compreso, anche se  una data per il voto finale non è stata ancora fissata. L'obiettivo di governo e maggioranza è quello di approvare il ddl entro il pomeriggio del prossimo sabato, anche se la nuova posizione di Forza Italia potrebbe fare divenire ambizioso il traguardo.

Dinanzi alla novità odierna, Roberto Giachetti, presidente di turno a Montecitorio, ha sottolineato: la presidenza "non può che prendere atto delle dimissioni" di Sisto, ma dal punto di vista procedurale non cambia nulla perché c'è un altro relatore che può portare avanti il carico di lavoro e l'interlocuzione con l'assemblea". E in questo senso "ci sono molti precedenti anche in questa legislatura". Dunque, "la presidenza prende atto ma salvo altre  richieste si va avanti".

Intanto è stato deciso che alle 19 ci sarà una conferenza dei capigruppo per decidere come procedere con le votazioni sul ddl Boschi. Ad annunciarlo è stata la presidente di turno, Marina Sereni, dopo che M5s e Lega sono tornati a chiedere che la presidente Laura Boldrini dia chiarimenti sulla decisione di non concedere tempi aggiuntivi alle opposizioni per la discussione degli emendamenti. "Alle ore 19 - spiega Sereni - è stata convocata una capigruppo. Ci si confronterà su come procedere". Quanto ala mancato allungamento dei tempi per i gruppi, l'esponente del Pd precisa che "che è stata, sì, una decisione della presidente che però fu presa nella sede di una precedente capigruppo".

Ed è in programma per lunedì 16 febbraio alle 17 la riunione della direzione nazionale del Pd convocata da Renzi. All'ordine del giorno, al momento, la situazione relativa alle riforme e alla politica nazionale. La minoranza del partito ha chiesto invece una riunione della direzione sulla politica europea in relazione alla vicenda greca.

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