Per una strana legge del 1976, di quelle che solo in Italia ci possono essere, gli scrutini delle regionali devono iniziare nel pomeriggio del giorno dopo di quelli delle politiche e quindi possiamo, al momento, ragionare unicamente sugli exit poll non essendoci ancora neppure proiezioni.
Tuttavia, sempre ricordando i limiti del loro valore predittivo, qualche considerazione si può fare.
Attualmente nel Lazio abbiamo Nicola Zingaretti dato al 30 – 34%, Stefano Parisi al 26 – 30%, Roberta Lombardi al 25 -29% e Sergio Pirozzi al 2 – 4%.
Il dato che colpisce è che il candidato di centrodestra Parisi ha fatto un buon risultato ma è Roberta Lombardi la grande sconfitta, se gli exit saranno naturalmente confermati.
Prima del voto la Lombardi era data contendente con Zingaretti per la poltrona più alta ed ora si trova addirittura terza.
I Cinque Stelle hanno ottenuto buoni risultati in tutta Italia, ma è interessante notare che, proprio nel Lazio, esiste questa controtendenza significativa che potremmo spiegare, a parte la sua intrinseca non spendibilità politica, come “effetto Raggi”.
Come noto, Virginia Raggi sta governando male la capitale d’Italia: strade piene di buche e ridotte a veri e propri campi di battaglia come una città mediorientale -disagi oltretutto magnificati dalla recente nevicata e dalle persistenti piogge-, trasporti fatiscenti e stocastici, scempi urbanistici come lo Stadio della Roma (di cui prima era fiera oppositrice), improbabili soluzioni infrastrutturali, come una funivia, complottismo esasperato con riunioni notturne di frigoriferi che si sposterebbero per la città per nuocere alla sua figura di sindaco, improbabilissime criptomonete come il “sesterzio”, il caso Marra, e mille altre vicende hanno colpito, paradossalmente, proprio la sua principale nemica politica e cioè Roberta Lombardi sostenuta, tra l’altro, da Marcello De Vito che del disastro amministrativo dei Cinque Stelle nella capitale è co-responsabile con la sindaca

