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Roma, la responsabilità invocata dalla sindaca Raggi vada oltre la spazzatura

Positivo e ovvio che per investire bisogna liberare risorse

La neo sindaca di Roma Virginia Raggi in un’intervista a “Metro” afferma che a settembre intende rinegoziare il debito del Comune di Roma col Governo – quello pregresso, quello cioè che dal 2008 è sotto la Gestione commissariale, è arrivato a 12 miliardi.
Positivo e ovvio che per investire bisogna liberare risorse (è il ragionamento che fa Matteo Renzi per l’Europa), ma c’è una responsabilità antica della città di Roma, che gode di privilegi da capitale, e anche più per via della presenza del Vaticano, ingiustificati, visto che, a differenza di Londa e Parigi, anch’esse con privilegi da capitale, non restituisce quanto ricevuto in termini di efficienza e funzionalità.
Per giunta ciò potrebbe portare a un “do ut des”, tra rinegoziazione del debito e Olimpiadi romane, queste ultime non appoggiate dalla Raggi in campagna elettorale. E in questo modo il movimento fondato da Beppe Grillo farebbe una scelta centralista e (romano)/statalista (ma del resto il federalismo oggi quasi non è neppure a tutto tondo appannaggio della Lega Nord).
La premessa della sindaca di Roma si basa sulla responsabilità individuale (l’opposto di quel difetto degli italiani per cui tutto è dovuto): “Abbiamo ripulito nella giornata di sabato il quartiere Prati dalla spazzatura – ha dichiarato – e già lunedì sacchi dell’immondizia erano depositati a fianco dei cassonetti vuoti.  Siamo pronti a installare occhi elettronici”. Ma dall’altra parte nelle nomine al Comune, l’influenza di notabili dei Cinque Stelle avrebbero limitato l’autonomia (la responsabilità) decisionale della Raggi.