Tempi duri per la legge elettorale. Molto duri. Matteo Renzi, durante la Direzione Nazionale del Pd convocata proprio su questo tema, è rimasto decisamente freddino sul Rosatellum bis, senza alcuna intenzione di intestarsi la riforma che porta il nome del capogruppo dem a Montecitorio (Ettore Rosato). “O ci teniamo il Consultellum o facciamo il Rosatellum, penso che il Rosatellum sarebbe un passo avanti importante, porta alla creazione di coalizioni“, ha affermato l’ex presidente del Consiglio. Che ha aggiunto: “Se ci teniamo il Consultellum mi candiderei in Senato con le preferenze“. Come emerge in modo chiaro non c’è da parte di Renzi alcuna battaglia campale e tantomeno una chiamata alle armi di deputati e senatori dem.
A tutto ciò si aggiungono i mal di pancia diffusi che molto parlamentari segnalano sia nel Partito Democratico sia in Forza Italia. A non convincere chi punta alla ricandidatura e soprattutto al ritorno in Parlamento è soprattutto la parte uninominale dela Rosatellum bis, proprio quella che dovrebbe garantire un minimo di correzione maggioritaria. Pochi giorni fa durante una riunione di esponenti azzurri il capogruppo a Palazzo Madama Paolo Romani si è detto “fiducioso” sul percorso della legge ma, fanno notare in molti, il timore in Forza Italia è che in molte zone del Sud – Campania in testa – il Centrodestra parta svantaggiato nell’uninominale rischiando di non vincere in nemmeno un collegio elettorale. Cosa quasi che quasi certamente accadrà nelle storiche Regioni rosse.
Stesso discorso, anche se geograficamente capovolto, riguarda il Pd. L’alleanza Lega-Forza Italia, quasi sicuramente, consentirà al Centrodestra di vincere in tutti i collegi soprattutto in Lombardia e in Veneto (ma anche in Liguria, in Friuli Venezia Giulia e in parte del Piemonte). Tutto ciò spingerebbe – secondo fonti qualificate – i parlamentari campani di Forza Italia e quelli del Nord del Pd a pensarci più di una volta prima di dare il loro assenso alla riforma elettorale. Per molti osservatori il rischio è quello di un vero e proprio Vietnam parlamentare considerando soprattutto i numerosi voti segreti che già qualche mese fa alla Camera hanno affossato il Tedeschellum che aveva perfino sulla carta una maggioranza ancora più ampia.

