Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)
Grandi manovre in casa Lega. Matteo Salvini non parla e non risponde agli affondi di Flavio Tosi. Contattato da Affaritaliani.it, il segretario federale del Carroccio ha ringraziato ma questa volta ha detto di non voler rilasciare dichiarazioni. Ed è chiara la strategia di Via Bellerio: non dare spazio al sindaco di Verona e non replicare alle sue accuse dopo lo strappo e l’addio alla Lega. In realtà, a preoccupare Salvini e Giorgetti – vera mente leghista – non sono tanto le elezioni in Veneto – dove Zaia è convinto comunque di vincere, anche perché pare che molti fedelissimi di Tosi non stiano seguendo il primo cittadino scaligero – ma i gruppi parlamentari alla Camera e al Senato. Il capogruppo a Palazzo Madama, il salviniano doc Gian Marco Centinaio, sta lavorando alacremente per evitare lo strappo e l’uscita di alcuni parlamentari veneti legati all’ex leader della Liga. Sarebbero sei, stando ai rumor, i parlamentari ‘tosiani’ pronti a lasciare i gruppi della Lega in Parlamento. L’espulsione del sindaco di Verona dal Carroccio rischia infatti di generare un vero e proprio terremoto anche a Roma, minando la composizione stessa dei gruppi parlamentari leghisti. Al Senato sarebbero pronti a lasciare Patrizia Businella, compagna del sindaco scaligero, ma anche le senatrici Raffaela Bellot e Emanuela Munerato. Il gruppo della Lega perderebbe così tre degli attuali 15 membri, scendendo a 12. A Palazzo Madama il regolamento fissa a 10 il numero minimo di parlamentari per costituire un gruppo. Dunque, in caso gli addii delle tre senatrici venissero confermati, non ci sarebbe alcun problema per la Lega nella Camera Alta. Le cose rischiano invece di complicarsi a Montecitorio, dove il regolamento fa salire l’asticella a 20, esattamente il numero di deputati di cui dispone la Lega. Ma tre veneti su quattro starebbero seriamente pensando di seguire Tosi, dando il benservito a Salvini. Fonti parlamentari indicano Matteo Bragantini, Roberto Caon e Emanuele Prataviera come possibili fuoriusciti. Resterebbe in Lega invece Filippo Busin. Bragantini ufficialmente è ancora cauto, pur riconoscendo che lo Statuto del movimento è stato disatteso. Se i tre deputati dovessero decidere per l’addio, il gruppo leghista perderebbe i numeri, scendendo a 17 deputati. A quel punto, il capogruppo, Massimiliano Fedriga, si vedrebbe costretto a richiedere una deroga alla presidente Boldrini per tenerlo in vita.

