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Politica
Quella di Salvini non è antipolitica ma nostalgia


Di Adriana Santacroce


Anche a me non piace vedere sui banchi del supermercato tanta frutta spagnola a basso costo e poco o niente italiana. Come a Salvini che lo ha postato su Facebook. Anche a me piacerebbe comprare solo pomodori di Pachino, arance della Calabria e mozzarella campana. Peccato che nell'Europa globalizzata non si può fare. Perché se io voglio che le nostre arance, qui, siano privilegiate poi non posso pretendere, allo stesso modo, che vengano esportate e vincano su quelle degli altri Paesi. La battaglia che combatte la Lega fa breccia sicuramente in tanti individui ma, per certi versi, sa un po' di retroguardia.

Sono sempre di più gli ambiti in cui noi, come Paese, non siamo più il centro di potere. Le aziende vendono o vanno all'estero e il gusto amarognolo che resta è quello dell'impotenza. Dalla Fiat che si espande in America e sposta le sue sedi in altri Paesi, all'Inter e al Milan che cedono le loro quote a magnati orientali. E di esempi ce ne sono altri centomila. È di ieri sera la notizia che il 43% delle società quotate è in mani straniere. Le decisioni più importanti della nostra economia vengono prese a Bruxelles e il nostro governo non può far altro che ratificarle. Basti pensare alla sentenza della Consulta che ha contestato il blocco delle indicizzazioni delle pensioni. Il governo non l'ha rispettata perché sennò si sforava il vincolo del 3%.  Maastricht vale di più della Corte Costituzionale. E ho detto tutto.

Ovvio che in un contesto del genere, dove tutto ciò che è nazionale si svuota di valore ogni giorno di più, il richiamo alla nostra sovranità fa colpo e raccoglie consenso. E non parlo solo della moneta, della possibilità di svalutare e di stamparla. Ma dell'orgoglio nazionale. Della nostalgia del bastare a se stessi. Del non essere invasi da nespole spagnole, immigrati africani e prodotti cinesi. Del produrre elettrodomestici, automobili e abbigliamento da esportare nel mondo senza dover competere con la qualità al ribasso. Bello sarebbe. Ma è davvero impensabile che si possa tornare a questa sorta dell'età dell'oro. Capisco, però, che il richiamo al ritorno al centro delle decisioni e al non sentirsi più provincia dell'Impero sia affascinante e consolatorio. La politica è fatta anche di sogni. E sono questi sogni che invoca Salvini quando parla al cuore e alla pancia delle persone.

Il cervello, però mi fa fare tre considerazioni. Uno. La lega diventa così un partito fortemente nazionale. Del federalismo e dell'autonomia non c'è più traccia. Se sia un bene o un male non lo so ma occorre notare il salto. Due. Indietro non si torna e sognare un paese protetto nei suoi confini che rivendica la sua autonomia è, come dicevo, un sogno romantico e accattivante, ma realizzabile solo nella mente di un novello Colbert. Tre. In questo momento il progetto della Lega è l'alternativa più chiara e definita a Renzi. Fuori dal Pd c'è solo Salvini, che è antipolitica, ha scritto il premier. Falso. Intanto c'è anche il M5S che non è morto e che in questo momento, probabilmente, andrebbe al ballottaggio col Pd. E Renzi farebbe bene a non dimenticarsene.

Ma, soprattutto, Renzi non può bollare di antipolitica l'avversario più forte che ha in questo momento. È il solito vizietto della Sinistra, delegittimare l'avversario, e i suoi elettori, non ritenendolo adeguato. Come faceva con Berlusconi, sognando quella Destra conservatrice e algida che non c'era. Ora è lo stesso. Il Pd ha questa strana pretesa di voler decidere lui come deve essere l'avversario. Bene ora Salvini è il principale sfidante in pectore. Piaccia o non piaccia a Renzi. È agli elettori che deve piacere. E il suo sogno piace. Vediamo per quanto.

@AdriSantacroce
 

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