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Politica
Sardegna, scandalo dei Fondi ai gruppi. Arrestato un consigliere del Pdl

E' stato arrestato Sisinnio Piras, consigliere regionale della Sardegna del Pdl, accusato di peculato nell'ambito dell'inchiesta bis della procura di Cagliari suoi fondi ai gruppi del consiglio regionale.

A Piras (difeso dall'avvocato Guido Manca Bitti) la cui abitazione era stata perquisita lo scorso 11 novembre, sono contestate spese sostenute per una serie di convegni su temi di interesse medico sportivo come "L'obesita' nella societa' moderna" o un ciclo di incontri su "Sport e salute", tutti tenuti nel centro fitness della moglie e tutti a carico del gruppo del Pdl.

Stando agli accertamenti degli inquirenti, dalla rendicontazione e' emerso che durante i supposti convegni veniva anche servito il piu' noto dei piatti della cucina sarda. Si parla di circa 15 maialetti per ogni incontro che venivano acquistati - sempre a carico del gruppo - proprio nell'azienda agricola dello stesso Piras. Agli incontri organizzati in palestra avrebbero partecipato circa 200 persone che, stando a quanto sostenuto dalla moglie dell'indagato sentita come persona informata sui fatti, si portavano le sedia da casa.

Il "j'accuse" di Diana (ex Pdl) dal carcere - "Un mese di accuse, di fango, di orrore". Comincia cosi' la lettera aperta ai colleghi del Consiglio regionale che Mario Diana, ex capogruppo del Pdl, gia' alla guida del gruppo "Sardegna e gia' domani", ha inviato dal carcere di Massama (Oristano), dov'e' rinchiuso dal 6 novembre. Il consigliere regionale, accusato di peculato nell'ambito dell'inchiesta bis della procura di Cagliari sulle spese dei fondi dei gruppi consiliari, si proclama innocente. Diana si dice vittima di "un processo mediatico e sommario che senza alcuna pieta' ha distrutto ogni cosa, facendo di me il peggiore dei criminali" e accusa i colleghi del palazzo di non essere intervenuti per "impedire o attenuare il linciaggio mediatico".

L'ex capogruppo, accusato di aver indebitamente speso 200mila euro di fondi destinati al gruppo Pdl, esprimere il suo "orrore" nel vedere la sua famiglia "gettata nel fango". "Mia moglie, miei figli e perfino mio nipote di tre anni, la cui unica colpa e' quella di portare il mio nome", scrive Diana, gia' presidente della Provincia di Oristano e politico di lungo corso. "E' il loro coraggio che mi spinge a lottare".

L'esponente politico, che ha anche perso il suo posto in Aula dopo la sospensione seguita all'arresto, si rammarica per l'esposizione della sua famiglia a "sguardi, gesti e parole di condanna di un'opinione pubblica drogata da bugie scritte da una stampa che, incurante delle conseguenze, altro non fa che insinuare dubbi e sospetti, istigando all'odio e alla maldicenza". "Mi consola il fatto che in tanti hanno portato il loro conforto e la loro pieta', coscienti e convinti che nessun uomo meriti un simile trattamento", aggiunge Diana. "Ma fra tutte le voci amiche una sola ha taciuto, e il suo silenzio e' per me la piu' grande sconfitta. Quella voce e' la vostra, onorevole colleghi. E' la voce di chi giorno dopo giorno ha condiviso l'onore di sedere al parlamento dei Sardi. Per giorni ho sperato che la vostra voce si levasse per impedire o attenuare il linciaggio mediatico di cui sono ingiusta vittima".

"Non una voce, non un commento, non un segno di pieta' per me o per la mia famiglia", scrive amareggiato l'ex capogruppo Pdl, rivolto agli ormai ex colleghi. "Uno solo di voi ha telefono a mia moglie e uno solo di voi ha portato la sua solidarieta' ai miei figli. Grazie! Vi saro' eternamente grato. Forse, vedete, il vero problema della politica e' tutto qui. Il silenzio. Il silenzio assordante che ha reso un'intera classe politica estranea alla societa' e che l'ha fatta apparire all'opinione pubblica come un parassita". "Si e' preferito cedere alle lusinghe del populismo per nascondere la propria incapacita'", accusa l'ex consigliere che aveva lasciato il gruppo del Pdl per formarne uno nuovo. "Si e' preferito cedere poteri assoluti all'unto del signore, come se questi fosse la soluzione di ogni problema, ma quel che e' peggio si e' preferito chinare la testa, dimenticando che libere e democratiche elezioni ci hanno permesso di sedere nel Consiglio dei Sardi. I cittadini ci hanno eletti ed e' a loro che dovevamo le risposte. Tacendo, si e' deciso di lasciare ad altri il destino della Sardegna e cosi' si e' ceduto ai demagoghi e ai populisti, ai ruffiani e ai fabbricatori menzogne. Siamo diventati il nemico degli elettori e non piu' la loro espressione".

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