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Politica
mario mauro

Separati in casa. Il ministro della Difesa, Mario Mauro, e l'ex premier, Mario Monti, vivono così le ore successive alle dimissioni del senatore a vita da Scelta Civica. Questa mattina i due si sono incontrati nello studio di Casini al Senato e si sono incrociati a Palazzo Giustiniani durante la commemorazione del presidente Ppe, Wilfried Martens, recentemente scomparso. Lo strappo sembra tutt'altro che rientrato. Mauro si è detto dispiaciuto delle dimissioni di Monti e ha aggiunto: "Non credo che il presidente abbia rotto con il partito". Ma la posizione del senatore a vita è ferma: "Non mi interesso più di Scelta Civica, sono stato tradito da chi mi ha chiesto un posto in Parlamento". Intanto nel partito si apre il dibattito e c'è chi paventa l'ipotesi di una scissione, con Casini e Mauro a guidare una forza moderata vicina al Pdl. Voci alimentate da una dichiarazione del leader Udc a Matrix: "La decadenza di Berlusconi? Non so ancora come voterò".

La spaccatura sembra inevitabile. Gli undici firmatari del documento in sostegno del governo, più il ministro Mauro, sarebbero pronti a creare un nuovo gruppo al Senato. Secondo quanto si racconta a Palazzo Madama, la nuova formazione moderata, che dovrebbe avere la parola 'popolari' nel nome, potrebbe attrarre due o tre senatori del Pdl.

"Mauro e Casini - aveva detto Monti a margine della commemorazione - ritengono che l'appoggio al governo debba essere senza se e senza ma". Ma secondo l'ex premier non è questa la linea del partito che, ha ricordato, "loro stessi mi hanno chiesto di fondare". Il professore ha spiegato che Scelta Civica appoggiava il governo chiedendo una minore dipendenza da Pd e Pdl che, secondo Monti "si muovono con interessi elettorali".

La reazione di Casini - Per Casini la discussione non riguarda il suo partito: "Non voglio che si riverberino su di me problemi che non mi riguardano". Il leader dell'Udc ha ricordato di fare solo parte del gruppo parlamentare con Scelta civica e ha poi aggiunto: "È una fibrillazione interna a un partito. È Il governo l'unica cosa che mi riguarda". Casini ha ribadito il concetto a Matrix, rincarando la dose: "Le accuse di Monti nei miei confronti sono ridicole. Non è accettabile il suo comportamento rissoso". E su come voterà al Senato per la decadenza di Berlusconi, risponde: "Non ho ancora deciso. Non è vero che ho contrattato con Berlusconi, non ho parlato con lui e non gli parlerò. Sarà un voto che appartiene alla mia coscienza e basta. Al momento giusto lo dirò".

L'incontro in mattinata - All'incontro di questa mattina nello studio di Casini era presente, oltre al leader dell'Udc, anche il ministro per le Riforme Quagliariello. Monti critica a Mauro e Casini le posizioni assunte sulla legge di stabilità. Ma soprattutto non sembra essere andato giù il pranzo del ministro della Difesa con Berlusconi e Alfano. Un pranzo finalizzato alla costruzione di una nuova formazione legata la Ppe. Una falsità secondo Mauro, che ad amici e collaboratori avrebbe detto: "Chi spera di trasformare la mia lealtà al Governo e alle ragioni della Grande Coalizione in una operazione pro Berlusconi, fa un atto vile, degno della peggiore propaganda fascista".

SENATO - Un nuovo gruppo al Senato, con 12 senatori di Scelta civica. E' l'ipotesi che circola in queste ore, dopo le dimissioni di Monti e la spaccatura interna al partito. Si tratterebbe degli undici firmatari del documento in sostegno del governo, insieme al ministro Mario Mauro e con Pier Ferdinando Casini, pronti a puntare su una formazione politica dei popolari. C'e' ancora l'idea di recuperare tutti, si racconta, sul fronte di chi ha appoggiato il Governo e non ha seguito i distinguo di Monti, ma se i fatti non lo rendono possibile allora un nuovo gruppo sara' inevitabile. All'inizio si era chiesto un incontro per arrivare ad un chiarimento ma la risposta sono state le dimissioni di Mario Monti, viene ancora sottolineato. Chi ha sottoscritto il documento, si osserva ancora, ha voluto dare dimostrazione di un appoggio convinto al Governo dove ci sono ben quattro ministri provenienti dalla nostra area e ha voluto investire piu' sulla concordia che sul partito di lotta e di governo. Ovviamente, senza rinunciare al rigore e all'impegno, ma prevedendo uno spazio di legislatura, 5 anni in cui modulare gli interventi, mentre Monti era stato chiamato come Quinto Fabio Massimo Cunctator, nell'emergenza, come il chirurgo che opera in una situazione d'urgenza.

Il presidente Monti, viene spiegato, ha interpretato, questa nostra linea come un rapporto collaborativo con il Pdl. Ma con il Pdl siamo al Governo. Non e' lesa maesta' ne' tradimento. E il ministro Mauro, nel suo ruolo istituzionale, non ha rapporti solo con Berlusconi, ma con Epifani e anche con Vendola, con tutte le realta' politiche italiane. Un leader politico, si osserva ancora, gestisce le dialettiche interne. Quanto al nuovo gruppo, viene spiegato, non c'e' nessun demiurgo. Dipendera' molto da come si conforma la scacchiera, dalle risposte che si daranno i giocatori bianchi e quelli neri. Se si formasse nel Pdl un gruppo governativo contro un altro che lo vuole affondare, il processo politico di ricostruire un area fortemente europeista con un idea liberale di mercato puo' diventare un disegno politico concreto.

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