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Politica
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Ventiquattr'ore dopo il grande strappo, la situazione ristagna. Nel Pdl e' il momento della cautela, perche' tutti si rendono conto che la posta in gioco e' veramente alta e i passi falsi possono essere irreparabili. Anche perche' domani ci sarfa' una nuova scadenza, la decisione della giunta per le elezioni del Senato sulla decadenza di Silvio Berlusconi. La giornata inizia come avrebbe dovuto concludersi la serata precedente: con un incontro tra Berlusconi e Alfano. Ieri era saltato, oggi si prova ad andare d'accordo, o almeno a trovare un'intesa. I due si vedono, come di prammatica, a palazzo Grazioli, e alla fine riferito che il Cavaliere ha deciso di annullare la manifestazione di domani a piazza Farnese. L'iniziativa era stata organizzata in vista della nuova riunione della Giunta del Senato e si sarebbe dovuta svolgere in contemporanea.

Altro segnale di indeterminazione la cancellazione della conferenza stampa, preista per la tarda mattinata, dello stesso Alfano e degli ministri. Motivazione ufficiale: Alfano, nella sua veste di ministro degli interni, deve volare a Lampedusa dopo la tragedia che e' costata la vita a decine di immigrati. Per lo stesso motivo salta la riunione del gruppo Pdl della Camera, inizialmente convocata per le 13,30, e alla quale avrebbe dovuto partecipare anche Silvio Berlusconi, e' stata annullata per la tragedia di Lampedusa. A questo punto, del dibattito politico resta poco. Solo Roberto Maroni che, dalle parti della Lega, lancia un amo. "In ogni crisi c'e' un'opportunita' e qui c'e' una grande opportunita' che guardo con interesse", dice, "Si sta aprendo una fase nuova, importante, e voglio che la Lega e le regioni del nord siano protagoniste". Da parte del Pd si e' d'accordo, come ricorda Andrea Orlando, che una fase nuova si sia aperta. Quanto agli sbocchi le divergenze di opinioni sono assolute.

Intanto Roberto Formigoni,che ieri e' stato tra i grandi sponsor dell'operazione dissidenti e ieri sera premeva per un gruppo al Senato da fare in fretta, tira il freno a mano. La linea del nuovo gruppo e' "sospesa" perche' "abbiamo trovato un Berlusconi dialogante", fa sapere. Tutto ancora in aria? Un altro dei dissidenti all'assalto, Carlo Giovanardi, e' tranciante: "Il gruppo al Senato lo facciamo perche' Forza Italia non verra' accolta nel Ppe". "Lo dice pure la Merkel. Sara' un partito con delle caratteristiche incompatibili con i Popolari europei", mette le mani avanti. La situazione e' tutta in evoluzione.

I FALCHI - Nessuna convocazione. I 'falchi' e anche chi non si e' definito in questi giorni "diversamente berlusconiano" si sono ritrovati nella nuova sede di Forza Italia. C'erano Stefania Prestigiacomo, Daniela Santanche', Renato Brunetta, Sandro Bondi, Daniele Capezzone, Giancarlo Galan e tanti altri. Disorientati e sconcertati, per cercare di capire come 'reagire' all'offensiva che, riferiscono dietro le quinte, e' partita questa mattina da Angelino Alfano. Il segretario del Pdl ha bloccato qualsiasi tentativo di 'fuoriuscita'. Eppure i siciliani e i calabresi al Senato e anche esponenti come Giovanardi e Formigoni premono per costituire un gruppo autonomo. Ma la battaglia, e' il 'refrain' del vicepremier, si gioca dentro il partito. E ne prevede un cambiamento dell'organigramma.

Nel mirino, viene spiegato da fonti ben informate, i due coordinatori, Denis Verdini e Sandro Bondi, e anche il capogruppo alla Camera, Renato Brunetta. Il primo avrebbe anche offerto a Berlusconi il passo indietro, tanto che ai numerosi parlamentari e' arrivata la richiesta di firmare per respingere le dimissioni. Nei giorni scorsi anche Daniela Santanche' aveva compiuto il gesto di mettere la sua 'testa' a disposizione. Ancora questa mattina si sono verificati i numeri, telefonate dirette anche ai coordinatori regionali, per 'contarsi'. Anche perche' nella nuova sede di Forza Italia sono arrivati in tanti, riferisce uno dei 'falchi'. Ma il disorientamento c'e' perche' il Cavaliere gia' ieri sera avrebbe ventilato la possibilita' di fare un passo indietro, ma solo per tenere unito il partito. Vestire i panni del 'padre nobile', a vantaggio di Angelino Alfano.

Non e' una questione di posti, spiegano le 'colombe', visto che anche ieri Alfano - rivendicando la vittoria e il diritto ora "di fare una politica diversa" nel partito - aveva rimarcato piu' volte che "l'unico leader e' Silvio Berlusconi". Ma, questo il ragionamento del ministro dell'Interno, questa volta niente compromessi ne' accordicchi. "Ormai e' chiaro che ci sono due classi dirigenti, una delle soluzione sarebbe che i falchi si fanno Forza Italia e noi ci teniamo il Pdl", sottolineano le colombe che anche oggi si sono riunite con Beatrice Lorenzin (Angelino Alfano e Maurizio Lupi nel primo pomeriggio sono partiti per Lampedusa).

Questa mattina i 'falchi' hanno approntato anche un documento per dire no a qualsiasi tipo di 'operazione centrista'. "Non morireremo democristiani", spiega uno dei 'big' da sempre vicino a Berlusconi. Nel partito c'e' chi racconta anche di un incontro tra Verdini e Alfano a tarda notte, un colloquio che non avrebbe affatto sortito gli effetti di una ricomposizione. Verdini non avrebbe permesso ad Alfano di entrare a palazzo Grazioli, ma queste indiscrezioni non trovano conferme per il momento.

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