di Pietro Mancini
La soglia di punibilità sotto il 3 per cento, per i reati fiscali, inserita prima di Natale nel decreto tributario, potrebbe rendere, di nuovo, Silvio Berlusconi incensurato e candidabile al Parlamento. Ieri Renzi ha escluso il varo di norme “ad personam”.
Nell’editoriale, che inaugurò il 24 settembre 2014 il nuovo corso grafico del Corriere, il direttore, Ferruccio de Bortoli, espresse un giudizio non positivo sull’accordo del Nazareno, raggiunto dal premier con Berlusconi e con il senatore Denis Verdini, che “finirà per eleggere anche il nuovo presidente della Repubblica, forse a inizio 2015. Sarebbe opportuno- sollecitò il Direttore- conoscerne tutti i reali contenuti, liberandolo da vari sospetti (riguarda anche la Rai?) e, non ultimo, dallo stantio odore di massoneria”.
Da Renzi ci si attende una doverosa risposta, all’insegna della chiarezza e della trasparenza. E, last but not least, in quanto il silenzio o risposte ambigue circa presunti “indicibili accordi” aumenterebbero il declino delle isituizioni. Il premier, diradando i dubbi sul decreto, già definito “salva Berlusconi”, ha l’occasione per smentire un suo illustre corregionale, Indro Montanelli, convinto che “di certi politici non si riesce mai a pensare abbastanza male”. Altrimenti, alla vigilia della delicata partita per l’elezione del successore di Giorgio Napolitano al Quirinale, si alimenterebbe il sospetto che l’intesa tra il premier e il leader di Forza Italia sia un “amore bugiardo”, come quello tra i coniugi del recente, bel film di David Fincher.
E, invece, il Presidente della Repubblica deve rappresentare, come prevede l’articolo 87 della Costituzione, l’unità nazionale e presiedere il Consiglio superiore della Magistratura. Cioè l’organismo, che di recente ha “assolto” il giudice Esposito, dopo l’esternazione su un quotidiano del Presidente della sezione della Cassazione, che condannò, in via definitiva, Berlusconi a 4 anni per il reato di frode fiscale e ne provocò la decadenza da senatore, per effetto della legge Severino.
Quella tra Matteino Renzi e nonno B è un’intesa interessata, non strategica. Dall’insincera unione tra il giovane e ambizioso leader di Rignano e l’insaziabile “trombeur de femmes” di Arcore scaturirà il nuovo inquilino del Quirinale. E se sarà femmina ? L’auspicio, che ci sentiamo di rivolgere, a nome di migliaia di connazionali, è che non abbia le sembianze, fisiche, e la linea, politica, di Anna Finocchiaro in Violante e di Emma Bonino in Pannella.


