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Politica
Scuola: lettera Speranza-Cuperlo ai senatori, cambiare ancora il ddl

Molto lavoro e' stato fatto ma molto e' ancora da fare. In una lettera aperta ai senatori la minoranza della sinistra Pd, capeggiata tra gli altri da Roberto Speranza e Gianni Cuperlo, spiega che "dopo il primo passaggio della legge alla Camera, il contributo e l'impegno del Senato possono condurre a ulteriori e necessari cambiamenti del testo che vi consegniamo". Nell'esame del ddl scuola 28 esponenti di quest'area non hanno partecipato al voto. "La scuola si cambia con la scuola - si legge nella lettera -. Se una parte larga di insegnanti, studenti, famiglie vive una riforma come una ferita ai propri interessi e diritti, compito della politica e del legislatore e' ricucire quella frattura". I capisaldi indicati dalla sinistra dem sono "risorse, innovazione nei programmi e nella didattica, e un'autonomia che abbia come finalita' la promozione di chi parte svantaggiato".

La sinistra dem giudica positivamente alcuni aspetti del ddl: stabilizzazione di oltre 100mila docenti, aumento delle risorse per la didattica e l'edilizia, organico funzionale degli istituti. Alcuni miglioramenti sono stati ottenuti durante il lavoro in Commissione a partire dal ruolo del preside che risulta almeno 'attutito'. Infine e' positivo lo stralcio, richiesto da molti tra noi, della norma sul 5 per 1000, stralcio che "va confermato nel passaggio al Senato".

Ma restano "punti critici che non hanno trovato soluzione": la chiamata diretta da parte del preside in una logica monocratica, la discriminazione che colpisce gli insegnanti abilitati di seconda fascia e tutti gli altri precari, l'esclusione di 23mila insegnanti della materna, il rischio di sottrazione di risorse alla centralita' della scuola statale. "Ma e' soprattutto su cio' che nella riforma manca che e' necessario concentrare l'attenzione. E a mancare e' un quadro d'insieme del riassetto del nostro sistema di istruzione" e "in questo senso rimane un problema che non e' solo di metodo". Che riguarda il "riconoscimento del ruolo della rappresentanza" e il coinvolgimento di coloro che "quell'investimento o modello di riforma dovranno tradurre in pratica e realizzare". "E' importante che della scuola si discuta - conclude la lettera aperta -. E non solo nelle sedi parlamentari o tra addetti ai lavori. Ma nel Paese. Senza temere la voce dal basso, di scuole, studenti, insegnanti. Senza temere, e anzi sapendo ascoltare, la voce della piazze. Cambiare la scuola si puo' e si deve. Ma la scuola si cambia con la scuola".

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