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Politica

Nuovo processo a Roma per il senatore di Forza Italia, Denis Verdini. Il gup Cinzia Parasporo lo ha rinviato a giudizio per concorso in corruzione in relazione all’appalto per la Scuola Marescialli di Firenze, accogliendo le richieste del pm Roberto Felici. Il processo prenderà il via il 10 aprile prossimo davanti ai giudici della settima sezione penale del tribunale. Questo è il quarto rinvio a giudizio per il senatore di Forza Italia. Prima c’è stato quello sulla P3, poi sul Credito cooperativo fiorentino e su una plusvalenza nell’acquisto di un immobile a Roma.

L’indagine della Procura di Roma che vede coinvolto Verdini riguarda il concorso in corruzione di diversi soggetti tra cui, oltre al senatore di Forza Italia, Angelo Balducci e Fabio De Santis (in qualità di pubblici ufficiali operanti presso il Dipartimento Turismo della Presidenza del Consiglio), e gli imprenditori Francesco De Vito Piscicelli e Riccardo Fusi. Tutti e quattro sono già stati condannati in primo grado. L’accusa è di aver partecipato ad appalti e commesse pubbliche, come la realizzazione della Scuola Marescialli dei carabinieri di Firenze, in violazione delle regole sull’affidamento dei pubblici appalti.

Tutto nasce da un’ispezione della Banca d’Italia sul Credito Cooperativo Fiorentino, banca operante in Toscana. Nella relazione della Banca d’Italia si afferma che il consiglio d’amministrazione del Credito Cooperativo Fiorentino avrebbe gestito le risorse bancarie «in modo contrastante con i principi di sana e prudente gestione» e anche «con le stesse linee strategiche che il medesimo consiglio d’amministrazione si era dato in precedenza». Dalle indagini emerse che Riccardo Fusi, dominus della Baldassini, Tognozzi e Pontello (importante impresa edile toscana) era al centro di una rete di rapporti complessa che poteva contare sul sostegno istituzionale di Balducci, presso la Presidenza del Consiglio e il Ministero delle Infrastrutture e su quello di Denis Verdini per il Credito Cooperativo Fiorentino.

Verdini, secondo la ricostruzione degli inquirenti, avrebbe anche offerto a Fusi vantaggiose relazioni in quanto coordinatore del Pdl. Secondo l’ipotesi accusatoria, Balducci e De Santis avrebbero ottenuto da Fusi la promessa di ottenere il 2% del valore dell’appalto se il contratto per la realizzazione della caserma dei carabinieri fosse stato riassegnato alla Baldassini, Tognozzi e Pontello (in precedenza era stata estromessa in favore della ditta Astaldi), oppure se alla stessa impresa fosse stato riconosciuto un risarcimento per l’illegittima esclusione dal contratto.

 

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