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Politica

Di Tommaso Cinquemani
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"Se due amici sono in barca e uno dei due butta l'altro a mare, di chi è la colpa se poi la barca sbanda?". Silvio Berlusconi ricorre ad una metafora per cercare di giustificare una possibile fine prematura del governo Letta. Il nove settembre la Giunta per le Immunità del Senato dovrà decidere della sua incandidabilità. Un voto favorevole lo metterebbe fuori dal Parlamento. Decaduto dalla carica di senatore, probabilmente agli arresti domiciliari e con la Corte di Appello del Tribunale di Milano pronta a decidere quanti anni di interdizione dai pubblici uffici affibbiargli, il Cavaliere si sente nell'angolo. Non c'è da stupirsi che minacci tempesta.

I falchi, sempre più potenti all'interno del partito, gli chiedono con insistenza di rovesciare il tavolo, di far saltare il banco e di aprire la crisi di governo sperando che Napolitano chiami nuove elezioni e che Letta e il Pd non riescano a formare un governo con i 5 Stelle ed eventuali transfughi pidiellini. Ma le cose potrebbero non essere così semplici. Secondo Alessandro Amadori, numero uno di Coesis Research, il Popolo della Libertà potrebbe essere penalizzato da una crisi di governo. "Se il Pdl dovesse fare cadere Letta, il Pd avrebbe tutto da guadagnarci", spiega il sondaggista ad Affaritaliani.it. "L'atteggiamento dell'opinione pubblica verso l'esecutivo è positivo, quello che si teme è il caos derivante da nuove elezioni. Fare cadere il governo in questo momento sarebbe una dimostrazione di poca responsabilità". Parlando di numeri il Pdl "perderebbe tra il 2 e il 3 per cento dei voti. A quel punto il Pd con Sel potrebbe agevolmente vincere, anche al Senato".

Il Partito Democratico insomma si trova nella posizione migliore. Berlusconi che rischia di essere messo fuori dalla porta di Palazzo Madama e un'opinione pubblica che apprezza l'operato di Enrico letta e che non accetterebbe che il Pdl apra una crisi di governo. Senza contare che presto l'Italia dovrà prendere le redini dell'Europa. La scuffia dell'esecutivo sarebbe presa malissimo non solo dagli italiani, ma anche dalle Cancellerie europee e dai mercati. Una via d'uscita però c'è: il sacrificio. Spiega Amadori: "Il Pdl potrebbe guadagnare consenso se il Cavaliere facesse una sorta di martirio e conducesse la sua campagna elettorale dai domiciliari".
 

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