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Politica

Il Pd non può più servire da trampolino per fare altro. Chi lo guiderà dovrà dedicarsi esclusivamente alla costruzione del partito. Che deve essere "bello e democratico" per "ridare forza alla passione della sinistra". Gianni Cuperlo mette i suoi punti fermi nell'apertura della campagna per le primarie. Con quella che è una stoccata al suo principale avversario, Matteo Renzi. Concetto rafforzato con un secco no a doppi incarichi: "Se uno vuole fare il segretario di un partito deve dedicarsi al partito, se vuole fare bene il sindaco di Firenze fa il sindaco'".

E' un'arena low cost, alla Città dell'Altra Economia di Roma, la scenografia scelta dal deputato triestino per lanciare la sua corsa alla guida del partito Democratico. Un luogo simbolico - sottolinea Cuperlo - "che rappresenta un pezzo di storia, qui c'era il mattatoio e il mercato del bestiame. Economia che non ha solo l'obiettivo del profitto. Sono i diritti, la libertà e la vita delle persone", sottolinea il deputato. Che cita Adam Smith e Gordon Gekko, "campione dell'avidità" del film "Wall Street" di Oliver Stone.

A chi gli chiede le ragioni della sua candidatura risponde: "Arriva un momento in cui bisogna mettersi in gioco in prima persona". Metafora calcistica con il Cagliari che vinse lo scudetto nel 1970 - guidato da Manlio Scopigno - lanciando in Nazionale, tra gli altri, Comunardo Niccolai. E' proprio al difensore, noto per i suoi autogol, che si paragona Cuperlo. "Non so dire cosa mi spinge a candidarmi segretario, ma credo che ognuno di noi a un certo punto è chiamato ad assumersi la sua responsabilità e questa è la mia responsabilità".

"Bello e democratico" è lo slogan scelto per la campagna. "Dobbiamo restituire al paese la bellezza". Per questo però il partito deve ritrovare la sua vocazione: "Siamo nati non per lasciare le cose come sono, non per correggere la punteggiatura nella sintassi della destra, ma per ridare forza alla passione della sinistra". Anche il Congresso deve recuperare perciò la sua vera natura. "Non lo facciamo solo per decidere un nuovo nome, un nuovo leader ma per riscoprire l'importanza delle parole che sono capaci di descriverci. Devi capire chi sei e per chi sei". Anche il Pd non è stato esente da colpe. Sicuramente  - ammette Cuperlo - "abbiamo fatto degli errori quando abbiamo pensato che il nostro compito fosse quello di spiegare che noi siamo la parte migliore della società italiana, non lo siamo. Ma siamo la parte giusta, quella che rimette al centro la dignità della persona".

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