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Politica

Di Tommaso Cinquemani (@Tommaso5mani) e Alberto Maggi (@AbertoMaggi74)

bersani maroni

Il Movimento 5 Stelle ha ribadito l'ennesimo no a Bersani: niente accordo sull'elezione dei presidenti di Camera e Senato. Grillo ha deciso di andare per la sua strada e ha detto ai suoi di votare per Luis Alberto Orellana e Roberto Fico, i due candidati del M5S a Palazzo Madama e Montecitorio. Il Pd però, al di là delle aperture pubbliche, si sta muovendo sotto traccia per cercare adesioni trasversali ad un progetto di governo. L'appoggio arriva da chi non ci si aspetterebbe: la Lega Nord. Secondo quanto può riferire Affaritaliani.it infatti, ci sarebbe stata una apertura dal gruppo parlamentare del Senato del Carroccio. Un'apertura ad un governo Pd, esterna naturalmente, senza cioè partecipare alla formazione del governo. Maroni può però solo portare 17 senatori, non sufficienti a sorreggere un governo Bersani. Come seconda stampella però accorrerebbe Scelta Civica di Monti, che pur di non tornare ad elezioni sarebbe disposto a far votare i suoi 19 senatori a favore del Pd.

Perché la Lega Nord dovrebbe sostenere i democratici? In una intervista ad Affaritaliani.it di alcuni mesi fa, in tempi non sospetti quindi, il sindaco di Verona Flavio Tosi dichiarò che la Lega sarebbe stata pronta a sostenere il Pd se ci fosse stato un accordo sul federalismo e sui temi cari al movimento fondato da Umberto Bossi. Il punto sarebbe lo stesso: la Lega sarebbe disposta ad appoggiare il Pd in cambio di alcune concessioni sulla macroregione del Nord e la distribuzione delle tasse su base territoriale. Un po' come ha fatto con il Pdl, alleandosi alle Politiche in cambio della presidenza della Regione Lombardia. Da parte sua Mario Monti lo aveva detto: la priorità è arginare le forze euroscettiche (Grillo) e dare stabilità al Paese. I suoi voti sarebbero quindi assicurati.

A sancire l'accordo potrebbe arrivare l'elezione di Anna Finocchiaro alla presidenza di Palazzo Madama. Una donna molto apprezzata dai leghisti e dallo stesso Maroni. C'è però un ostacolo praticamente insormontabile. Se il Pd si dovesse alleare alla Lega dovrebbe dire addio al suo elettorato che non potrebbe capire un accordo di questa natura. E non è detto che alcuni senatori, come quelli di Sel, non decidano di non votare in Aula al momento cruciale.
 

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